La Nuova Ferrara

volontari ecologici

Via i rifiuti dal mare, i pescatori di Goro e Porto Garibaldi in prima linea

Via i rifiuti dal mare, i pescatori di Goro e Porto Garibaldi in prima linea

GIà recuperate 1,6 tonnellate di rifiuti, il 98% materiale plastico. Vengono suddivisi in banchina e studiati con l'aiuto dell'università

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COMACCHIO. L’amore per il mare è anche la difesa dell’ambiente. Lo sanno bene i pescatori di Goro e Porto Garibaldi, in prima linea per recuperare i rifiuti che mettono a repentaglio ecosistema e salute. Così stanno procedendo di pari passo i due progetti di ricerca di Legambiente Emilia-Romagna e Università di Ferrara che coinvolgono i pescatori locali, rispettivamente a Porto Garibaldi e a Goro, con l’obiettivo di studiare i rifiuti raccolti accidentalmente durante le attività di pesca e favorirne il recupero. Ad entrambi i progetti collabora operativamente Clara, con la multiutility che si occupa della raccolta dei rifiuti che mette a disposizione i contenitori dedicati sulla banchine portuali e si occupa della raccolta e del trasporto a smaltimento dei materiali recuperati in mare dai pescatori.

Per Zero Plastica in mare – progetto di Legambiente, alla terza edizione, ripreso da novembre – i volontari nei primi due mesi di attività hanno già recuperato oltre 1, 6 tonnellate di rifiuti. Il 98 per cento di quella che è una vera e propria montagna di scarti, si conferma essere materiale plastico. C’è poi un 1 per cento di metallo mentre il restante 1 per cento si divide tra gomma, carta e cartone, tessili e scarti particolari, dai rifiuti derivanti da apparecchiature elettriche ed elettroniche e da dispositivi che, per il loro funzionamento, dipendono da correnti elettriche o campi elettromagnetici (i Raee) a oggetti di grandi dimensioni e non solo. Per quanto riguarda le fonti, l’84 per cento di questi rifiuti è riconducibile alle attività produttive di acquacoltura e pesca mentre il 16 per cento dall’abbandono di rifiuti urbani. Le calze (tecnicamente chiamate “reste”) in plastica per l’allevamento dei mitili risultano essere pari all’81 per cento del totale dei rifiuti recuperati. Il progetto, formalizzato da un protocollo d’intesa, coinvolge, oltre a Legambiente e Clara, anche Capitaneria di Porto e Comune di Comacchio. Ma i veri protagonisti sono i 45 pescherecci della coop Piccola Grande Pesca e i 12 della coop Tecnopesca che hanno aderito per dare il proprio contributo nell’affrontare l’emergenza plastica dei mari. «Quest’anno, oltre alla raccolta e censimento dei materiali l’intento è testare la possibilità di avviare una filiera di recupero dei rifiuti in plastica recuperati, in modo da dare una seconda vita agli scarti finora destinati solo a inquinare i fondali dei nostri mari» spiega Marino Rizzati, responsabile del Circolo Legambiente Delta del Po e coordinatore del progetto. «La collaborazione con i pescatori di Porto Garibaldi sta continuando in modo molto positivo, sono abituati alla nostra presenza sul porto ogni mattina e sono i primi a cercarci, raccontarci le esperienze, farci delle segnalazioni» spiega Andrea Mantovani, uno dei volontari di Legambiente occupati nella schedatura dei materiali portati a terra dai pescatori. «Stiamo monitorando anche la parte di banchina occupata dagli allevatori di mitili» aggiunge Mantovani, «in mododa farci trovare pronti alla ripresa della fase attiva del loro lavoro riportando in porto i rifiuti, sempre calze di plastica in particolare».

Proseguirà sino a fine maggio, poi, il progetto di ricerca dell’Università di Ferrara per la raccolta di reti fantasma e rifiuti dal mare nella Sacca di Goro. Il progetto, coordinato dal professor Michele Mistri del Dipartimento di Scienze Chimiche, Farmaceutiche e Agrarie di Unife, ha ottenuto il finanziamento dal Feamp, il Fondo europeo per la politica marittima, la pesca e l’acquacoltura. Lo scopo della ricerca è individuare, rimuovere e classificare i rifiuti tipici delle attività ittiche – come le reti fantasma e gli attrezzi da pesca perduti – ma anche di altri rifiuti marini, soprattutto plastica. Sono 10 le imbarcazioni attive nel progetto. Tra i referenti Elio Viviani, detto Alberto, che descrive le difficoltà delle attività di pesca in questo periodo di pandemia ma esprime il suo orgoglio per l’opportunità di dare una mano al mare. «Nel nostro caso sono gli stessi pescatori che, a bordo delle rispettive imbarcazioni, catalogano i materiali raccolti compilando le schede appositamente predisposte» chiarisce il professor Mistri. «I dati vengono poi elaborati dai ricercatori Unife, che contestualmente prelevano dei campioni dei materiali per effettuare analisi polimeriche in laboratorio. I dati finora disponibili confermano che il 90% del materiale raccolto è rappresentato da calze per la mitilicoltura, in polipropilene». Il progetto prevede, nei prossimi mesi, anche l’organizzazione di un corso rivolto agli addetti del comparto pesca-acquacoltura di Goro, per formarli e sensibilizzarli sui danni provocati alla biodiversità marina dai rifiuti dispersi in mare. In estate, al termine del progetto, sempre a Goro sarà realizzato un workshop, insieme a Comune e Clara, per presentare i risultati della ricerca. —

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