Verri ucciso da Igor, la Provincia sotto accusa: «doveva proteggerlo»

Il giudice del lavoro apre il processo e si riserva sui testimoni. I figli: «Nostro padre mandato allo sbaraglio in pattuglia» 


11 maggio 2022 D.P.


È uno degli strascichi giudiziaria della tragedia di Valerio Verri, la guardia ecologica volontaria di Legambiente, uccisa l’8 aprile del 2017 da Igor Vaclavic/Norbert Feher, nel Mezzano. La famiglia di Verri, i figli e la moglie, chiedono giustizia in tribunale accusando la Provincia di non aver protetto il proprio caro che venne ucciso durante un pattugliamento della Polizia provinciale.

Ieri davanti al giudice del lavoro De Curtis, le parti, i legali dei Verri (Gavioli, Anselmo e Resca) e della Provincia rappresentata come assicurazione dai Lyod e dai legali dello studio Matteo Cerretti (ieri in aula un sostituto) che segue i contenziosi della Provincia, hanno presentato le richieste istruttorie – ossia come portare avanti il processo e chi chiamare a testimoniare – e quindi il giudice si è riservato la decisione: secondo i tempi tecnici, tempo un mese e la causa dovrebbe partire per arrivare a pronunciarsi sul contenzioso di natura civilistica: ossia la richiesta di risarcimento in quanto la morte di Valerio Veri è riconducibile ad una causa di lavoro. Questa è bene ricordare è l’ultima fase della vicenda in quanto vi erano già stati tentativi di mediazione, non andati a buon fine, con la decisione del Castello di resistere in giudizio, accettando il processo.

In cui, secondo quanto voluto dai legali della famiglia, l’obiettivo è quello di vedersi riconoscere un infortunio mortale in ambito lavorativo. Si tratta, dicevamo di una vicenda di lunga data, che aveva visto la famiglia Verri e i suoi legali impegnati anche in ambiti giudiziari penali e di diritti dell’uomo alla Corte europea (vedi qui a fianco) . Già alla fine del 2018, la Provincia aveva ricevuto dallo studio Anselmo, in rappresentanza degli eredi Verri, la richiesta di risarcimento «di tutti i danni patrimoniali e non», patiti a seguito dell’assassinio del padre.

Perché quel giorno di aprile di 5 anni fa, Verri si trovava assieme a Marco Ravaglia, ispettore della Polizia provinciale, a pattugliare il Mezzano: «Venne mandato allo sbaraglio» hanno sempre denunciato i familiari. Perché, Igor il russo aveva ucciso una settimana prima un barista a Budrio, Davide Fabbri, e dunque c’era già un allarme tra il Ferrarese e il Bolognese: quel giorno, in pattuglia Ravaglia e Verri si imbatterono in Igor, nel Mezzano: il killer uccise Verri e ferì gravemente Ravaglia: si salvò solo fingendosi morto.



© RIPRODUZIONE RISERVATA

Gruppo SAE (SAPERE AUDE EDITORI) S.p.A, Viale Vittorio Alfieri n.9 - 57124 Livorno - P.I. 0195463049


I diritti delle immagini e dei testi sono riservati. È espressamente vietata la loro riproduzione con qualsiasi mezzo e l'adattamento totale o parziale.