Dialogo tra mondi distanti: Gen X e Gen Z a confronto
Rappresentanti delle diverse e per molti versi opposte generazioni parlano di sé stessi, delle differenze e si mandano un messaggio
È risaputo che la generazione di uomini e donne «cresciuti nella fatica e nel sacrificio» prova fastidio o avversione nei confronti di un gruppo di adolescenti «sfaticati e nullafacenti». Ma siamo sicuri che le cose stiano davvero così? I genitori sono a volte duri nei confronti dei figli, che spesso vogliono soltanto parlare della propria giornata, di ciò a cui sono interessati, delle loro passioni. Gli adulti, tuttavia, spesso criticano questi argomenti, considerandoli deleteri per l’educazione e la crescita dei loro figli. Noi ragazzi cerchiamo invece di rispondere a queste provocazioni, ma il risultato è che veniamo considerati molto facilmente troppo suscettibili oppure aggressivi. I punti di vista delle due generazioni sono per la maggior parte delle volte assai diversi, se non addirittura opposti. Se noi giovani riteniamo giusto qualcosa, i nostri genitori lo considerano spesso sbagliato e allo stesso tempo noi giovani non comprendiamo di frequente le scelte degli adulti. Si può notare, dunque, come il divario fra le due generazioni in questione sia piuttosto ampio nel modo di porsi verso gli altri, di ragionare e di pensare. Per mettere in evidenza tale differenza, abbiamo deciso di intervistare un rappresentante della generazione Z e uno della generazione X.
Qual è la prima cosa che fai appena tornato da scuolalavoro?
Gene Z: «Lancio a terra lo zaino in camera mia, vado in salotto e mi butto sul divano, perché sono davvero distrutto».
Gene X: «Appena tornato a casa dal lavoro, mi tolgo le scarpe, entro in cucina e penso subito a cosa preparare per cena».
Cosa fai nel tempo libero?
Z: «Esco con gli amici, a volte faccio sport, guardo serie tv, scrollo video e post sui social».
X: «Vado a casa di amici, vado al cinema, mi rilasso davanti alla televisione».
Un oggetto che rappresenta la tua generazione?
Z: «Le cuffie, per isolarmi dal mondo».
X: «Una musicassetta».
Quale utilizzo fai del telefono e quanto lo usi in media in un giorno?
Z: «Lo utilizzo principalmente per scorrere i social, creando contenuti da postare, per guardare video e chattare con gli amici. Ogni giorno passo tra le due e le tre ore sul telefono».
X: «Utilizzo il cellulare per fare chiamate e inviare messaggi, leggere notizie quotidiane. Il mio uso del dispositivo si limita a poco più di un’ora al giorno».
Quali frasi ti senti ripetere più spesso dall’altra generazione?
Z: «Metti giù quel telefono e vai a studiare! Alzati da quel divano, vai a prendere una boccata d’aria».
X: «Per te l’unica cosa che conta è che io studi, che ansia!... Dopo lo faccio».
Descrivi l’altra generazione con tre aggettivi
Z: «Noiosa, poco propositiva, seria».
X: «Tutti uguali, iperconnessi, pigri».
Un messaggio che vorresti mandare all’altra generazione?
Z: «Invito tutti gli adulti ad essere più comprensivi nei confronti di noi ragazzi, capendo che siamo solo diversi da loro, ma non sbagliati».
X: «Direi a tutti i giovani di imparare a guardarsi intorno, senza tenere il viso costantemente incollato al cellulare e a capire l’importanza delle relazioni sociali».
I genitori, restando spesso legati ai loro valori e alla loro quotidianità, sommergono ogni giorno i figli di stereotipi dovuti allo scarso ascolto nei confronti della nostra generazione. Gli adulti nel tempo hanno assistito a cambiamenti radicali della quotidianità, basti pensare allo sviluppo rapidissimo della tecnologia o alla nascita di neologismi o all’introduzione di termini importati soprattutto dall’area anglosassone. Per noi giovani tutto questo è "normale" perché fa parte del nostro tempo e non è detto che se un ragazzo non studia tutto il giorno o si dedica ad altre attività, non possa eccellere in altri campi. La nostra non è una generazione di "sfaticati", ma di ragazzi che stanno iniziando a fare le prime esperienze in un mondo diverso da quello dei nostri genitori. Guardiamo ciò che ci circonda con gli occhi di bambini, forse spaventati, ma curiosi e eccitati allo stesso tempo. Un ascolto più approfondito e una maggiore curiosità nei confronti delle novità dei giorni nostri sarebbero un passo avanti verso una diminuzione della distanza e degli stereotipi generazionali. Ciò che è nuovo oggi è solo l’inizio di ciò che farà parte della quotidianità domani. Stabilendo quindi un dialogo fondato sul rispetto e sull’ascolto reciproco, si potrebbe stabilire un rapporto alla pari, permettendo a noi giovani di essere guardati senza pregiudizi.
Mia Gaiba, Giulia Mannoni, Azzurra Pasquali, Classe 3B, liceo Ariosto
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