Femminicidi, non solo nomi
Il progetto dell’istituto Vergani Navarra. Raccontare le vittime per conoscerle davvero
Ferrara "Troppi nomi, una sola voce: donne vittime di femminicidio in Italia (2020-2025)" è il titolo dell’iniziativa che ha visto coinvolti decine di studenti dell’istituto Vergani Navarra che hanno sfilato in centro storico a Ferrara nella Giornata mondiale per il contrasto alla violenza sulle donne. Ogni partecipante ha sfilato con appeso al collo un cartellone-manifesto con le biografie di donne vittime di femminicidio in Italia, diventando quindi messaggeri di memoria e consapevolezza. Il corteo si è poi trasformato in flash mob con l’iniziativa sullo Scalone del municipio mentre a Ostellato (altra sede dell’istituto) i cartelli sono stati appesi all’esterno della scuola.
Nei banchi dell’Istituto Professionale Vergani-Navarra di Ferrara, l’impegno civile non è rimasto un concetto teorico. Con un progetto promosso dal Dipartimento di Lettere, la scuola ha deciso di affrontare la piaga del femminicidio non con la retorica, ma con la memoria attiva. L’obiettivo è chiaro: strappare le donne vittime alla dimensione del mero fatto di cronaca e restituire loro dignità di persone, con vite piene di sogni, passioni e progetti interrotti. Gli studenti delle 56 classi dell’istituto hanno avuto un incarico delicato e profondo. A ogni piccolo gruppo di lavoro è stata assegnata una donna vittima, di cui ricostruire la storia concentrandosi non solo sulla violenza subita, ma sulla bellezza della sua esistenza, divenendo custode di una storia.
Dai Titoli ai Volti
È una scelta etica forte, quella che ha guidato il progetto. Per giorni, i fogli A4 non sono stati riempiti di appunti, ma di passioni. «Abbiamo cercato nei notiziari, sui social, nelle testimonianze, sempre con rispetto e delicatezza, non i dettagli del dramma, ma i colori delle loro esistenze», racconta A. T. «Marta amava i suoi figli e voleva vederli laureati», scrive un gruppo. «Silvia era un’estetista, il suo sogno era di aprire una sua bottega», riporta un altro. Questo approccio narrativo ha trasformato l’apprendimento: non si tratta più di studiare un fenomeno sociale lontano, ma di connettersi emotivamente. Queste scoperte ci hanno colpito come una scarica elettrica. Hanno trasformato una "vittima" in una persona reale, vibrante e piena di potenziale. L’aula è diventata un laboratorio di empatia e consapevolezza. «Quando leggi solo il titolo di cronaca, provi rabbia. Quando scopri che Chiara voleva fare l’avvocato come me, provi un dolore diverso e capisci che è una cosa che riguarda tutti noi», afferma L.B., una studentessa di quarta.
Istruzione e Conoscenza
Ma l’impegno della scuola non si ferma alla memoria. Il progetto, infatti, ha voluto ribadire che l’arma contro la violenza è la conoscenza. Il lavoro svolto non è solo un omaggio alle vittime, ma un potente strumento di prevenzione per i futuri adulti. «La letteratura ci insegna a decodificare le relazioni tossiche, il diritto a capire cosa è abuso e cosa è rispetto», spiegano gli studenti di quarta. L’istruzione non serve solo a ottenere un diploma in ambito professionale; serve a formare cittadini capaci di riconoscere i segnali, di rifiutare la cultura del possesso e della manipolazione, e di promuovere l’uguaglianza di genere. In un contesto dove spesso gli stereotipi e i pregiudizi trovano terreno fertile, la scuola si pone come baluardo. Un’altra studentessa dice: «Il cambiamento parte da noi, maschi e femmine, imparando a rispettare la libertà dell’altro. Solo l’educazione può spezzare questa catena di violenza che sembra non finire mai». «La conoscenza è il nostro microscopio - sostiene una studentessa di quarta - Ci permette di ingrandire la vita di queste donne fino a vederne i sogni, gli hobby, il carattere. E ci insegna che non ci sono vittime "perfette", ma solo persone a cui è stata tolta la libertà».
Memoria e Speranza
Il nostro istituto orofessionale di Ferrara non ha solo prodotto dei testi; ha acceso dei riflettori e ha piantato dei semi di consapevolezza. I racconti di Marta, Silvia e di tutte le altre donne sono stati raccolti in un piccolo memoriale interno, una testimonianza tangibile che le loro vite non sono state vanificate in un atto di violenza, ma vivono nel nostro impegno a costruire una società diversa. Abbiamo capito che la violenza non è un atto improvviso, ma un percorso che inizia spesso con il controllo e l’isolamento. Abbiamo imparato che i "segnali d’allarme" sono spesso normalizzati nella nostra società, e che dobbiamo essere noi, i futuri adulti, a rifiutare ogni forma di possesso. Questo progetto è diventato il nostro manifesto. Abbiamo preso coscienza di quanto sia facile cadere nella superficialità e di quanto sia fondamentale lottare contro la cultura che minimizza la violenza. La strada è lunga, ma l’impegno di noi adolescenti dimostra che la conoscenza e l’empatia non sono solo materie scolastiche: sono la difesa più forte e luminosa contro ogni forma di violenza.
A cura degli studenti delle classi 4T e 5E dell’I. I. S. Vergani
