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Il dato

Il Sex Work 2.0 di oggi: tra OnlyFans e social più sicurezza e libertà

Il Sex Work 2.0 di oggi: tra OnlyFans e social più sicurezza e libertà

Ma l’1% dei creator produce il 33% delle entrate e spesso questo lavoro diventa l’unica possibilità

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L’Organizzazione Mondiale della Sanità definisce il sex work (in italiano, lavoro sessuale) come la vendita di servizi legati al sesso in cambio di un profitto. Un sex worker non è solo chi vende sesso, come le prostitute, ma anche stripper, camgirls, attori pornografici, OnlyFansers sono considerati sex workers.Non è di certo raro trovare nella propria "for you page" sui social ragazze in abiti succinti che si atteggiano in movimenti lascivi. Non è neanche raro che queste abbiano un link nel loro profilo che porta ad un canale OnlyFans o qualsiasi altra piattaforma online che vende contenuti espliciti. OnlyFans può essere descritto come un servizio di abbonamento a contenuti digitali. È stato creato nel settembre 2016 e ha sede a Londra. Sul sito web Only Fans, i creatori di contenuti possono caricare le proprie foto e video e chiedere alle persone (i loro "fan") di pagare un abbonamento mensile per accedere a tali materiali. I fan possono inoltre richiedere prestazioni su richiesta, ovvero prodotti personalizzati a loro piacimento.

Un altro aspetto chiave di OnlyFans sono le chat tra fan e creator. Si basa su questo una delle più grandi differenze con il porno tradizionale e anche il grande successo del sito web: «Si può guardare porno gratuitamente. Gli uomini non vogliono pagare per quello. Vogliono l’opportunità di conoscere qualcuno che hanno visto su una rivista o sui social media. Sono come la loro fidanzata online» afferma una creator nell’articolo del 2019 "Come OnlyFans ha cambiato per sempre il sex work" dell’antropologa Elisabeth Bernstein. «Provo a farmi sentire dai miei clienti tutti i giorni: mi prende molto tempo, ma so che aiuta a far sentire legato il cliente e a far rinnovare l’abbonamento il mese dopo» racconta Elda, 25 anni, nello studio "Sex work digitale? Creare e vendere contenuti espliciti su OnlyFans" del 2022 di Cardoso, Chronaki e Scarcelli. Dalle sue parole si evince come la piattaforma, oltre a contenuti pornografici, offra ai clienti relazioni interpersonali, per quanto fittizie. I nuovi sex workers digitali possono produrre, pubblicare e pubblicizzare i loro contenuti in maniera del tutto autonoma, frontiera sconosciuta per il "vecchio" mondo del sex work.«Una volta a settimana creo i contenuti e il resto dei giorni edito, aggiorno il mio profilo, trovo nuovi acquirenti» dice Camilla, sex worker italiana di 28 anni, nello stesso studio. La giornata tipo di una creator di OnlyFans, come racconta Aella in un’intervista per Insider Business, non è solo impegnata nella creazione dei materiali ad alto contenuto erotico destinati ad OnlyFans ma anzi è principalmente occupata dall’editing di foto e video, dal monitoraggio dei social media e dal caricamento di contenuti meno espliciti, in modo che rispettino le policy delle varie piattaforme. All’impegno costante di rimanere virali e di mantenere la loro clientela, si accompagna però una libertà maggiore. I sex workers non devono più sottostare alle scelte decisionali delle agenzie e non sono così condizionati dai grandi della distribuzione che monopolizzano il mercato, come ad esempio MindGeek (proprietaria anche dello stesso sito di distribuzione su cui pubblica, PornHub).

Il sex work svolto online in queste modalità è considerato generalmente più sicuro della prostituzione a diretto contatto con il cliente.Questa nuova libertà di scelta e la spinta quasi imprenditoriale delle sex workers è molto apprezzata dal femminismo di terza generazione o postfemminismo, un ramo del femminismo principalmente orientato verso l’individualismo, la libertà di scelta e l’emancipazione individuale. Si ritiene che OnlyFans sia un modo per riappropriarsi della propria sessualità, creando una dimensione dove si può scegliere cosa condividere e come farlo. Questo sguardo su OnlyFans può essere però applicato solamente ad una demografia ristretta di creator. Quelli come Eleonora, 22 anni, che avendo già due stipendi dice di non averne bisogno per vivere: «In questo momento vedo OnlyFans come un piacere sessuale» afferma nello studio, già citato, di Cardoso, Chronaki, Scarcelli.L’1% dei creators, composto principalmente da influencer e celebrità, produce ben il 33% delle entrate, mentre il creator medio su OnlyFans ricava solo 180 dollari al mese. Questa larga fetta di individui, principalmente donne, non ha risonanza mediatica e raramente sentiamo la sua voce. Le loro realtà ci ricordano troppo la prostituzione "tradizionale", e la loro scelta, così influenzata da contesti spesso di disagio, ci appare sempre più forzata. Ma, d’altronde, si può ancora parlare di "scelta" quando OnlyFans diventa l’unica opzione possibile per arrivare a fine mese? Si può davvero scegliere cosa condividere e come farlo quando sono proprio quei contenuti a dare da mangiare ai figli e a pagare le bollette?

Rachele Benini