La prostituzione in passato, tra mondo greco e romano
Donne schiave, disprezzate ed escluse dalla società
La prostituzione è un fernomeno presente fin dalle più antiche civiltà e ognuna di esse la sviluppò in modo unico, tuttavia vorrei concentrarmi su quelle che caratterizzarono il mondo Mediterraneo: i Greci e i Romani. La civiltà greca, che lasciava alle donne uno spazio veramente circoscritto nella vita pubblica, riservava alle prostitute un trattamento che consentiva più libertà di movimento rispetto alle donne comuni relegate in casa senza possibilità di uscire da sole. Inoltre, nella società greca c’erano due categorie di prostitute: le etere e le prostitute vere e proprie. Le prime erano figure colte, raffinate che oltre a prestarsi sessualmente costituivano anche una compagnia intellettuale: alcune potevano anche diventare amanti di importanti uomini politici a cui si legavano, dipendevano da loro in ogni senso e in generale non erano molto amate dal popolo. Ogetti Le prostitute vere e proprie erano considerate alla stregua di oggetti a scopo sessuale senza spessore morale. È importante sottolineare come nel mondo antico le prostitute fossero quasi sempre schiave. Esistevano le case chiuse, "i bordelli" regolamentati da leggi ben precise ed era previsto anche il pagamento di apposita tassa.
A quanto pare era attività abbastanza redditizia. Le cose andavano diversamente nel mondo romano: le prostitute erano vittime di stupri, furti e a volte anche di omicidi poiché non avevano la possibilità di difendersi, in quanto schiave. Inoltre era quasi impossibile per loro cambiare la propria condizione, poiché una prostituta anziana per sopravvivere o diventava una protettrice comprando schiave o avviava le sue figlie alla prostituzione. I luoghi dove si esercitava la prostituzione nelle città romane erano i postriboli, il retro delle taverne oltre ai lupanari: questi posti erano sporchi e malfamati. Questo evidenzia l’ipocrisia della società dell’epoca, la quale non impediva il proliferare di questo traffico e sfruttamento di esseri umani, ma riteneva ignobili, vili e riprovevoli le donne costrette in questa condizione e trattate come oggetti. Inoltre, molte tra queste donne erano giovani e spesso prive di legami familiari o affettivi in quanto schiave e senza che le autorità politiche del tempo facessero nulla per migliorare la loro situazione.
Un ulteriore elemento da considerare quando si parla di prostituzione nel mondo romano è quello della prostituzione maschile: quelli che erano avviati a questa vita iniziavano sin da bambini e la loro attrattività sessuale durava fino all’adolescenza. Nel mondo romano infatti la prostituzione maschile forniva agli uomini adulti ragazzini con i quali si potessero intrattenere, in quanto i canoni estetici dell’epoca prevedevano che un ragazzo una volta divenuto uomo perdesse il suo fascino. Questo costringeva i ragazzi a radersi e ad ingegnarsi per sembrare più giovani di quanto non fossero in realtà. Questa tendenza si riscontra allo stesso modo nel mondo greco nel quale la pederastia era comune e praticata per esempio tra padrone e schiavo o tra maestro e allievo. Per concludere, possiamo comprendere come, in società nelle quali alle donne erano riservati spazi limitati e subalterni, il destino peggiore toccasse alle prostitute, donne schiavizzate ed escluse da una società ipocrita che le disprezzava.
Andrea Rivalta 3 B