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Viaggio tra le tutele dei prodotti tipici

Viaggio tra le tutele dei prodotti tipici

Dalle certificazioni Dop e Igp al marchio comunale DeCo. Come vengono protette le produzioni agroalimentari

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In Emilia-Romagna, terra che da sempre intreccia agricoltura, tradizione e qualità, i prodotti agroalimentari sono molto più che semplici alimenti: sono espressione di un’identità culturale che affonda le radici nella storia e nel lavoro delle comunità locali. Tuttavia, tra le tante definizioni utilizzate - prodotti tipici, tradizionali, certificati o a denominazione comunale - non sempre è chiaro quali siano le reali differenze. Eppure, queste distinzioni raccontano molto della qualità, della tutela e del legame con il territorio.

Quando parliamo di prodotti tipici in senso tecnico, ci riferiamo ai prodotti che hanno ottenuto una certificazione europea, ad esempio le note Dop (Denominazione di origine protetta) e Igp (Indicazione geografica protetta). Sono loro a garantire un legame documentato tra un alimento e il territorio in cui nasce. Non si tratta soltanto di tradizione, ma di un disciplinare preciso, controllato e riconosciuto dall’Unione Europea. Una Dop, ad esempio, richiede che produzione, trasformazione e lavorazione avvengano nella stessa zona geografica, mentre per una Igp è sufficiente che almeno una fase sia radicata nel territorio indicato. Regione leader L’Emilia-Romagna è leader europeo in questo campo: con circa 44 prodotti agroalimentari Dop e Igp, detiene il primato nazionale, spaziando dal Parmigiano Reggiano al Prosciutto di Parma, fino all’Aceto balsamico di Modena. In totale l’Emilia-Romagna vanta 19 prodotti Dop e 25 Igp. Sono 30 le Dop e Igp riguardanti produzioni vitivinicole.

I prodotti di Ferrara Il Ferrarese, spesso percepito come periferico rispetto ai poli gastronomici regionali, gioca invece un ruolo di grande rilievo. Qui trovano casa certificazioni come l’aglio di Voghiera Dop, la coppia ferrarese Igp, la Pera dell’Emilia-Romagna Igp, ovviamente i tradizionali cappellacci di zucca ferraresie, visto che siamo in stagione, , la salama da sugo e il pampapato (o pampepato). E poi ancora i vini Doc del Bosco Eliceo. Tutti prodotti che sono testimonianza di una produzione agroalimentare che continua a fondere tradizione, fortissimo attaccamento al territorio e innovazione.Altre denominazioni Accanto alle certificazioni europee esiste poi un’altra categoria fondamentale: quella dei Prodotti agroalimentari tradizionali, conosciuti come Pat.A differenza dei prodotti tipici, i Pat non rispondono a un disciplinare europeo, ma sono riconosciuti dal ministero dell’Agricoltura perché rappresentano una tradizione consolidata da almeno venticinque anni. Qui non parliamo di controlli comunitari, ma di memoria gastronomica. L’Emilia-Romagna può vantare oltre 350 Pat, molti appartenenti alla provincia di Ferrara. Sono prodotti che raccontano un passato condiviso e che sopravvivono grazie alla continuità delle famiglie, delle botteghe e delle aziende agricole.Il marchio DeCo Esiste infine un livello ancora più locale, quello delle DeCo - Denominazioni comunali. Sono riconoscimenti attribuiti dai singoli comuni per valorizzare prodotti considerati autentici simboli dell’identità territoriale.

Non costituiscono un marchio di qualità in senso giuridico, ma svolgono un ruolo importante nella promozione culturale e turistica. Il Comune di Ferrara, per esempio, ha scelto di proteggere con la DeCo prodotti come ad esempio il pampepato di Ferrara (che già vanta il riconoscimento Igp), il pane ferrarese e la ricciolina ferrarese, per citarne alcuni, e il biscotto brazadlin, primo prodotto a ricevere il marchio DeCo.Tutele diverse Capire la differenza tra prodotti tipici europei, prodotti tradizionali e DeCo significa riconoscere le diverse forme di tutela che esistono per difendere il patrimonio agroalimentare del nostro territorio. Le Dop e le Igp garantiscono qualità, controlli e tracciabilità; i Pat custodiscono tecniche antiche e ricette tramandate; le DeCo completano il quadro, proteggendo ciò che una comunità considera parte della propria identità più profonda.In un momento storico in cui il consumatore è sempre più attento all’origine e alla qualità di ciò che porta in tavola, conoscere queste distinzioni non è un dettaglio tecnico, ma un modo per valorizzare il lavoro degli agricoltori, dei trasformatori e delle piccole realtà che ogni giorno preservano l’autenticità dei sapori di Ferrara e dell’Emilia-Romagna. Un patrimonio che merita di essere raccontato e soprattutto difeso.