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Amicizie virtuali: si scrive social, si legge solitudine

Amicizie virtuali: si scrive social, si legge solitudine

Così la tecnologia cambia i rapporti umani. Lo schermo sostituisce il cortile e la piazza

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Ferrara Nell’ultimo decennio si è notato che i rapporti fra i più giovani sono mutati radicalmente, attraverso la diffusione sempre maggiore dei dispositivi elettronici e l’utilizzo dei social media. Le modalità di comunicazione sono cambiate, diventando rapide ed efficaci in maniera spropositata, diminuendo così i contatti sociali autentici. Tale fenomeno è provocato dallo sviluppo tecnologico incessante. La tecnologia, sempre più in evoluzione, causa dipendenze legate al mondo virtuale che portano al danneggiamento della salute e dei rapporti sociali della persona. All’inizio degli anni Duemila, l’esplosione di Facebook, WhatsApp e poi Instagram ha reso la comunicazione immediata, continua e potenzialmente illimitata.

Oggi è possibile mantenere contatti con decine, talvolta centinaia di persone, superando i confini geografici. Questo ha favorito legami "deboli" ma numerosi: conoscenze, ex compagni di scuola, colleghi lontani, tutti raggiungibili con un messaggio. Se da un lato questa rete estesa ha ampliato le opportunità di scambio, dall’altro ha spesso ridotto la profondità delle relazioni, privilegiando la quantità sulla qualità.Un punto fondamentale che viene trattato ultimamente perché, essendo colonna portante della società, influisce sul progresso della civiltà, è l’interazione sociale fra gli adolescenti. Nel corso degli anni è nato un nuovo modo di stare insieme agli altri coetanei e vivere nello stesso ambiente, dovuto all’uso di apparecchi elettronici che diventa sempre più concreto riducendo le possibilità di trovare un giusto equilibrio tra vita virtuale e vita reale e, di conseguenza, tornare alle abitudini di una volta, in cui non esistevano gli smartphone e si stava in compagnia divertendosi senza uno stimolo digitale così sviluppato. Infatti, negli anni ’80 e ’90 per esempio, gli adolescenti passavano il tempo insieme godendosi ogni momento in modo da ricordarsi anche nella loro vita da adulti il loro vissuto da ragazzi. Gli hobby che erano frequenti a quei tempi erano: giocare a pallone per strada, fare innumerevoli giri con la bici, giocare a qualche console o a qualche gioco elettronico e così via.

Tutte queste attività avevano in comune una caratteristica importante: vivere le proprie emozioni, le proprie sensazioni, esprimere i propri pensieri, le proprie idee in modo reale, senza fissare immobilizzati uno schermo che ti isola dall’ambiente circostante. Sfortunatamente, i giovani di oggi non seguono più una vita sociale basata sui rapporti con i propri coetanei ma distaccata dalle tradizionali usanze delle generazioni passate. Purtroppo, tra i diversi aspetti che sono mutati nel rapporto con l’evoluzione tecnologica, uno riguarda anche la prospettiva dell’amicizia. Essere "amici" sui social non implica necessariamente una frequentazione reale o una conoscenza profonda. Le interazioni si sono fatte più brevi, frammentate, mediate da like, emoji e reazioni rapide. La comunicazione asincrona ha sostituito molte conversazioni faccia a faccia, rendendo il contatto più facile ma anche più evitabile. Rispondere è diventata una scelta, talvolta rimandata o ignorata, con conseguenze sul senso di vicinanza e affidabilità reciproca.Un’aggravante di questa situazione è stata la pandemia che ha accelerato tendenze già in atto. L’isolamento fisico ha spinto milioni di persone a coltivare relazioni quasi esclusivamente online, dimostrando quanto il digitale fosse ormai centrale.

Allo stesso tempo, ha fatto emergere con forza il bisogno di contatto reale, di prossimità, di condivisione non mediata da uno schermo. Molti hanno riscoperto il valore dell’incontro diretto, della conversazione senza notifiche, della presenza autentica.Un’altra traccia del cambiamento di cui la sfera giovanile è affetta, è la presenza in Italia di Hikikomori, in giapponese "stare in disparte" o "ritirarsi".Gli Hikikomori (fenomeno adolescenziale nato in Giappone) sono ragazzi e ragazze che si isolano completamente dal mondo esterno, rinchiudendosi in una stanza e stando davanti ad uno schermo. In questo modo, evitano qualsiasi contatto sociale, ma soprattutto qualsiasi contatto con la realtà. Tale stato può essere causato da disagi emotivi o relazionali dovuti alla sfera pubblica, come i rapporti sociali a scuola, o alla sfera privata, come la situazione familiare in casa.

La sfida del presente è trovare un equilibrio tra digitale e reale, usare la tecnologia come strumento e non come sostituto, riscoprendo il valore del tempo condiviso e dell’ascolto. Nonostante tutto, il bisogno umano di relazione resta immutato, anche in un mondo che cambia.

Edoardo Vito Morolla, Eugenio Soncin, classe 2A liceo Ariosto