Atreju, Bernini e gli studenti
La ministra ha appellato i giovani "poveri comunisti": forti le critiche
Ferrara Il Festival di Atreju è una manifestazione pubblica che si svolge ogni dicembre, fin dal 1998. Viene definita "la più grande manifestazione della destra italiana": infatti, l’evento è strettamente legato a Fratelli d’Italia e alla sua leader, l’attuale Premier Giorgia Meloni. Ad Atreju si affrontano le principali questioni di attualità, come riforme istituzionali, sicurezza e politica estera. L’edizione del 2025, tenutasi ai Giardini di Castel Sant’Angelo, aveva come titolo "Sei diventata forte - L’Italia a testa alta". La manifestazione è molto frequentata da militanti, simpatizzanti, esponenti del governo, ministri, leader politici (anche di opposizione come Renzi), giornalisti, figure dello spettacolo e movimenti giovanili, maggiormente di Gioventù nazionale.
Giovedì 11 dicembre, durante la conferenza "Alleanze per il sapere: politica e accademia in dialogo", secondo quanto riportato dall’Adnkronos, alcuni studenti si sono alzati durante l’intervento di Anna Maria Bernini (ministra dell’università e della ricerca) prendendo la parola e manifestando a gran voce la loro paura di non farcela più, e del rischio di perdere un anno a causa del semestre filtro. Ma cos’è veramente un semestre filtro? Si tratta di un percorso formativo iniziale, introdotto in Italia dall’anno 2025/2026 per l’accesso ai corsi di laurea in Medicina, Odontoiatria e Veterinaria, che sostituisce il vecchio test d’ingresso nazionale, permettendo l’iscrizione libera e la frequenza di materie scientifiche di base (Biologia, Chimica, Fisica) nel primo semestre. Il problema qui contestato riguarda le "promesse" che Bernini non avrebbe mantenuto in merito a questa nuova normativa; ad esempio, il "semestre" è diventato un bimestre e, a causa di questo, vengono programmati, durante una sessione, anche tre esami al giorno; inoltre, questo nuovo sistema si è rivelato più spietato del vecchio test, con una bassa percentuale di promossi al primo appello. Tutto ciò ha scatenato negli studenti proteste, ansia e frustrazione, tanto da andare ad Atreju per confrontarsi con la stessa Bernini.
In risposta alle parole degli studenti, la ministra ha ribattuto dando loro degli «inutili», dei «poveri comunisti» citando Berlusconi e invitandoli ad imparare ad ascoltare, innalzando un’onda di critiche da vari organi di stampa e media, che la accusavano di un comportamento non consono e vergognoso per un ministro. Lo scopo di Bernini era di zittire questi contestatori, usando però come appigli dei luoghi comuni. E questo atteggiamento, rivisto in molti politici nel corso del tempo, dà adito al sospetto - sostenuto anche da vari studiosi - di un’assenza di argomentazioni per controbattere in maniera adeguata alla situazione. Parlare e offendere per luoghi comuni, usando anche un atteggiamento aggressivo per difesa, è un modo di fare che è sinonimo di scarsa professionalità, quando si parla di politici, ma anche di mancanza di un ragionamento o di una giustificazione razionale.
Margherita Checchi, 2A liceo classico L. Ariosto
