La Nuova Ferrara

L’evento

Luca Ward e Branduardi a Ferrara, esaltazione della bellezza

Luca Ward e Branduardi a Ferrara, esaltazione della bellezza

La lettura dell’Orlando Furioso ha calamitato tanti giovani. La musica del "Menestrello" porta indietro nel tempo

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Ferrara Se pensate che l’Orlando Furioso sia solo quella sfilza infinita di ottave che il prof di italiano ci propina per sfinirci tra una versione di latino e un’interrogazione di storia, fermatevi un attimo. Immaginate di trovarvi nel cuore di Ferrara, la città che questo poema l’ha visto nascere tra le mura estensi, e di sentire una voce. Ma non una voce qualunque. Parliamo della voce che ha segnato l’immaginario collettivo di una generazione: quella di Luca Ward. Sì, proprio lui. Il generale Massimo Decimo Meridio, colui che "scatena l’inferno", si è prestato a un’operazione culturale che definire "epica" è riduttivo. In una serata dove la nebbia ferrarese sembrava fatta apposta per evocare i castelli incantati di Atlante, Ward ha ridato vita ai versi di Ludovico Ariosto, dimostrando che la letteratura del Cinquecento può avere lo stesso impatto di un kolossal di Ridley Scott.

Perché Ward e Ariosto sono il Match Perfetto?

C’è un motivo se questa iniziativa ha colpito nel segno, attirando non solo gli "addetti ai lavori" ma anche molti ragazzi. Il segreto sta nel ritmo. L’Orlando Furioso è, a tutti gli effetti, l’antenato del genere fantasy e d’azione. C’è tutto: inseguimenti, duelli, amori tossici, tradimenti e persino un viaggio sulla Luna. La lettura di Luca Ward ha abbattuto la barriera del "linguaggio arcaico". Grazie a un timbro profondo e a una capacità interpretativa magnetica, le peripezie di Orlando (impazzito per amore, un mood decisamente attuale se pensiamo a certi pezzi trap) e la fuga di Angelica hanno smesso di essere righe su carta per diventare immagini vivide. È stato un po’ come ascoltare un audiolibro live di altissimo livello, dove la tecnica vocale trasforma l’ottava ariostesca in un flusso narrativo che tiene incollati alla sedia. Il successo dell’evento risiede nella scelta di non "snaturare" il testo, ma di nobilitarlo attraverso la cultura pop. Utilizzare un’icona del doppiaggio come Ward significa parlare ai giovani con un codice che conoscono: quello del cinema e dei grandi racconti cinematografici. Ferrara ha ribadito la sua centralità come capitale del Rinascimento, ma lo ha fatto con un linguaggio 2. 0, capace di rendere cool anche un poema cavalleresco.

Il Fil rouge della Bellezza: Angelo Branduardi e la Musica del Tempo

L’omaggio di Ferrara alla sua anima antica non si è però soltanto fermato alle parole. A completare questo cerchio magico di suggestioni è intervenuto un altro gigante della scena artistica italiana: Angelo Branduardi. In un concerto che ha trasformato il teatro in una cattedrale di suoni sospesi nel tempo, il "Menestrello" della musica italiana ha portato i suoi intrecci di violini e arciliuti, vielle e zampogne, flauti e bombarda, legandosi idealmente alle atmosfere evocate da Ward. Se il doppiatore ha dato corpo alle parole, Branduardi ha dato anima alle emozioni di quel periodo storico. «La musica di Branduardi non è un semplice ascolto, è un’immersione in un’epoca dove il fantastico e il reale convivevano».

Il concerto è stato quindi un suggestivo viaggio attraverso le sue ballate più celebri, capaci di richiamare quel mondo di cavalieri, dame e maghi che Ariosto ha descritto attraverso la penna. C’è inevitabilmente una coerenza profonda tra la voce di Ward e le note di Branduardi: entrambi ci ricordano che la bellezza, quella vera, non ha una data di scadenza. Ferrara ha infatti dimostrato che la cultura non deve per forza essere noiosa oppure "vecchia". Mettere insieme la potenza vocale di Luca Ward e la poesia sonora di Angelo Branduardi significa offrire alle nuove generazioni una chiave d’accesso privilegiata per capire chi realmente siamo e da dove veniamo. In un mondo dominato da scroll frenetici e contenuti da quindici secondi, fermarsi ad ascoltare la follia di Orlando o le note di un violino è un atto di ribellione. Ed è incredibilmente affascinante scoprire che, in fondo, le storie di cinquecento anni fa parlano di noi, dei nostri desideri e delle nostre fragilità molto più di quanto potessimo immaginare.

Vittoria Zanardi, Elena Farina, classe 2A liceo Ariosto