Una strada per Carolina, vittima di cyberbullismo
A chiederlo sono gli studenti riuniti in Assemblea legislativa. Il papà della ragazza: «È davvero una grande emozione»
Intitolare una via, una piazza o un altro luogo pubblico a Carolina Picchio, prima vittima riconosciuta di cyberbullismo in Italia. A chiederlo sono gli studenti riuniti in Assemblea legislativa Concittadini in occasione del “Safer Internet Day”, ovvero la giornata mondiale per la sicurezza in rete.
A fare gli onori di casa è stato il presidente dell’Assemblea Maurizio Fabbri che ha ricordato come «le nuove tecnologie potenziano la nostra possibilità di comunicare, di conoscere, di condividere pensieri. D’altra parte, come ogni strumento può fare del bene o può fare del male, dipende da come viene utilizzato. Se una volta la vittima di un bullo poteva essere insultata nel cortile di una scuola, oggi idealmente quel cortile si apre al mondo. Per questo dobbiamo investire in educazione, in formazione, ricordare che questo piccolo oggetto, lo smartphone, o un altro dispositivo elettronico, può diventare un’arma che uccide, come è successo per Carolina. L’Assemblea legislativa è impegnata su questo fronte tramite diversi attori, penso al progetto Concittadini o al Corecom. Il nostro impegno per un uso responsabile delle tecnologie è un modo concreto di onorare la sua memoria, grazie anche all’impegno dei suoi familiari, che ringrazio».
A spiegare il senso della richiesta arrivata dalle scuole di intitolare una strada a Carolina è il suo padre, Paolo Picchio: «Oggi – spiega – è una giornata importante, emozionante, perché è la prima iniziativa che avviene in Italia. E poi questo muro mi ricorda il muro su cui gli amici di Carolina avevano scritto “Addio Caro, sei l’angelo più bello”. E quindi è importante vederlo adesso con la targa con il suo nome, è bellissimo». Il muro a cui si riferisce è un grande telo esposto durante il convegno con la targa di intitolazione di una strada alla figlia e una frase chiara “Le parole fanno più male delle botte”.
«Parlare con i ragazzi di cyberbullismo è un’abitudine. Quotidianamente noi incontriamo centinaia di ragazzi. Purtroppo – sottolinea il padre di Carolina – viviamo in una società in cui gli adulti danno dei pessimi esempi, quindi cercando di formare loro che saranno i genitori di domani, forse avremo una società migliore».
Presenti al convegno anche la presidente della commissione Scuola Maria Costi e la consigliera Maria Laura Arduini.
Introdotta da Massimiliano Martines, la mattinata è stata condotta dall’attrice Rossella Dassu, con la partecipazione straordinaria di Paolo Picchio e Ivano Zoppi, rispettivamente presidente e segretario generale della Fondazione Carolina, l’ente di riferimento in Italia per la prevenzione dei rischi legati alla rete. Sul pericolo del bullismo, in primo luogo quello in rete, si sono confrontati Daniele Ara, assessore all’Istruzione del Comune di Bologna, e Francesca Corti, vicesindaca del Comune di Castiglione dei Pepoli: durante l’incontro sono stati letti alcuni passi del libro “Le parole fanno più male delle botte” in cui Paolo Picchio ripercorre la vicenda della figlia.
L’iniziativa è stata curata da Dry-Art e si inserisce nell’ambito del progetto Concittadini dell’Assemblea Legislativa regionale. Il percorso è stato realizzato con il contributo dell’Ufficio Scolastico Regionale per l’Emilia-Romagna.
La biografia di Carolina
Carolina Picchio, una ragazza di Novara, è considerata la prima vi ma ufficiale di cyberbullismo nel nostro paese. Carolina era una studentessa di 14 anni con una vita normale, amici e una famiglia presente. Utilizzava internet e i social media come tu i ragazzi della sua età. Un giorno tu o è cambiato, quando Carolina è stata filmata in un momento di vulnerabilità durante una festa. Il video ha fa o il giro del web senza che lei potesse fermarlo. I commenti offensivi, gli insulti e le allusioni volgari hanno iniziato a riempire le sue bacheche. Travolta dalla vergogna e dalla pressione, Carolina ha cercato conforto tra i suoi cari, ma il dolore era diventato insopportabile. Nella notte tra il 4 e il 5 gennaio 2013, la giovane ha deciso di togliersi la vita, gettandosi dalla finestra della sua camera.
Prima di compiere questo gesto estremo, ha lasciato un messaggio in cui esprimeva il suo dolore e il senso di impotenza di fronte a ciò che le stava succedendo. Il suo suicidio ha scosso l’intero paese e ha portato il tema del cyberbullismo alla ribalta. La vicenda di Carolina ha avuto un grande impatto in Italia, spingendo istituzioni e autorità a prendere misure concrete: nel 2017 è stata approvata la legge n. 71, nota come “legge Carolina“, che prevede misure per la prevenzione e il contrasto del cyberbullismo. La legge obbliga le scuole a creare programmi di prevenzione e sensibilizzazione e consente alle vi me di chiedere la rimozione dei contenuti diffamatori. È La famiglia di Carolina, in par colare suo padre Paolo Picchio, ha continuato a lottare contro il cyberbullismo.
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