Colori, speranza, pace. Cosa ci lascia Chagall
A Ferrara il Palazzo dei Diamanti ha ospitato la mostra dell’artista del Novecento. Duecento opere per immergersi nel suo universo poetico
Ferrara Questa volta Palazzo dei Diamanti di Ferrara ha ospitato la mostra “Chagall, testimone del suo tempo”: un percorso che esplora l’universo poetico di uno dei più grandi artisti del Novecento. Innovativa e intensa, ha permesso al pubblico di conoscere meglio il grande Marc Chagall (Vitebsk, 1887 – Saint-Paul de Vence, 1985), immergendosi appieno nella sua vita e opere.
Erano circa 200, tra dipinti, disegni e incisioni, e alcune sono state collocate in sale immersive con effetti speciali, installazioni particolari, interattive o spettacolari. Video, specchi, luci colorate, musica, la ricreazione del soffitto dell’Opéra di Parigi e delle vetrate della sinagoga di Gerusalemme hanno reso la mostra un’esperienza unica, magica e coinvolgente.
L’artista, noto in tutto il mondo per le sue figure fluttuanti, le atmosfere colorate, fiabesche e quasi oniriche, fa in modo di celare sotto le sue opere apparentemente semplici significati profondi. E infatti, in un secolo difficile segnato da conflitti mondiali, odio e orrori, Chagall decide di trasferire in esse i suoi stati d’animo e temi universali. Tra questi, l’identità, l’esilio, la speranza e la pace che poteva essere trovata anche nel buio.
Nonostante i vari viaggi e le influenze ricevute da altri ambienti, come Parigi e New York, la terra natale dell’artista, le sue memorie d’infanzia e le origini ebraiche permangono e ricorrono continuamente nel suo lavoro, sotto forma, egli afferma, di “aroma” o “essenza”.
Il carattere e lo stile di Chagall emergono infatti anche dalle sue citazioni, che caratterizzano la mostra ed evidenziano la sua volontà di cercare speranza, pace, amore e ottimismo, anche dopo “il disastro”. Partendo da una sua esperienza personale, Chagall avvia quindi una riflessione condivisa da tutti, attraverso simboli, ricordi e colori.
Pertanto: perché vale la pena avvicinarsi all’arte di questo autore? Si può rispondere alla domanda partendo dalle sue opere e soprattutto capendone il significato. Per esempio, Doppio autoritratto con cespuglio bianco o La sposa dai due volti sono entrambi stati collocati in una sala contenente degli specchi, insieme a molte altre figure simili: per Chagall il volto può sdoppiarsi, moltiplicarsi, assumere colori impossibili, perché l’identità moderna è complessa, contraddittoria, in continua trasformazione. Ecco quindi che alcuni dipinti, all’apparenza privi di senso, assumono una forma più concreta, raccontano una storia, quella della nostra società, nella quale ognuno di noi indossa una maschera.
Erano esposte anche molte opere bibliche e simboliche, decisamente attuali: esplorano i temi dell’oppressione, della diaspora e della speranza (pensiamo per esempio al conflitto israelo-palestinese e a tutte le altre guerre contemporanee dove ci sono deboli o minoranze sottomesse…). Uno dei lavori di più forte impatto è La Pace collocata proprio alla fine del percorso espositivo: raffigura una grande colomba che ha tra le zampe un libro aperto, con scritto la vie, la paix.
In conclusione posso affermare che Chagall è un artista estremamente contemporaneo, testimone del suo tempo ma anche del nostro. Avevo già visto diversi suoi dipinti e mosaici a Nizza, la cui astrattezza non mi era piaciuta particolarmente. Ora ho imparato ad apprezzarla molto di più, perché a Palazzo dei Diamanti sono riuscita a entrare nell’animo e nel mondo dell’artista e a comprendere meglio le sue opere. I colori, la sua sensibilità e la sua profondità mi hanno colpito.
*classe liceo Ariosto 2A
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