La Nuova Ferrara

Scuola 2030

La ricchezza del viaggio: cambiare. Dall’Ariosto di Ferrara ad Orlando

Camilla Campo e Maria Panato*
La ricchezza del viaggio: cambiare. Dall’Ariosto di Ferrara ad Orlando

Camilla racconta i suoi sei mesi in America: «Impari ad affrontare le difficoltà, da solo»

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Ferrara Tornare a casa dopo un semestre all’estero significa portare con sé nuove prospettive, ricordi intensi e una crescita personale che va oltre le parole. Camilla è rientrata da poco dalla sua esperienza fuori dall’Italia: ha potuto viverla grazie ad un programma proposto da un’agenzia privata, che cura i rapporti con le scuole estere dei ragazzi che decidono di intraprendere questo tipo di avventura.

Camilla, come ti è venuta l’idea di andare in America e quali procedure hai dovuto svolgere prima della partenza? Com’è stato affrontare un volo internazionale totalmente da sola? «A dire il vero, fin da piccola ho sempre avuto il desiderio di partire: questo tipo di avventure mi ha sempre affascinata. Pensavo che un’esperienza del genere potesse essere molto utile per la mia crescita personale, aiutandomi a diventare più indipendente, più matura sotto molti aspetti e più consapevole delle responsabilità da assumere. Le procedure da affrontare sono numerose e piuttosto lunghe: inizialmente ho comunicato le mie intenzioni alla professoressa di inglese, che mi ha subito messa in contatto con l’agenzia con cui poi sono partita. Insieme ai miei genitori ho avuto modo di valutare le diverse opzioni e di scegliere quella più adatta a me, tenendo conto anche dei miei interessi. Una volta presa la decisione sono iniziate le procedure vere e proprie: ho sostenuto un colloquio e alcuni test per valutare il mio livello di inglese e verificare che fosse adeguato alla scuola selezionata per me. Successivamente mi è stato comunicato il placement, che era Orlando, in Florida, notizia che mi ha resa davvero entusiasta ed emozionata. La parte più complessa è stata la preparazione e l’invio della documentazione necessaria, in particolare la richiesta del visto, senza dubbio la fase più lunga e impegnativa. Per questo motivo sono dovuta andare fino a Roma: ero molto agitata, consapevole che senza il “visto” non sarei potuta partire. Fortunatamente tutto si è svolto nel migliore dei modi e il 16 agosto 2025 ho finalmente dato inizio a questa avventura, con il supporto costante dell’agenzia. All’inizio l’idea di affrontare un volo così lungo mi spaventava: da Milano sono partita per New York, dove ho partecipato a un orientamento di tre giorni, per poi prendere un altro volo di circa tre ore verso Orlando. Il viaggio fino a New York è stato impegnativo, ma sono riuscita a dormire per buona parte del tempo. Una volta atterrata negli Stati Uniti, ero davvero emozionata e ho realizzato che tutto ciò che avevo sognato e pianificato nei mesi precedenti era finalmente diventato realtà».

Quali emozioni hai provato prima della partenza? Come hanno reagito amici e familiari alla tua decisione? È stato difficile lasciare la tua vita in Italia per ricominciare in America e affrontare questa esperienza lontano da tutti? «Prima della partenza, se devo dire la verità, ero agitata, ma allo stesso tempo profondamente emozionata. Mi ponevo molte domande su come sarebbe stato partire completamente da sola e su cosa avrebbe significato lasciare tutto ciò che conoscevo. Temevo soprattutto che, stando via sei mesi, i rapporti costruiti in Italia potessero rovinarsi, cosa che poi, fortunatamente, non si è verificata. Allo stesso tempo, però, ero entusiasta all’idea di conoscere persone nuove e di confrontarmi con abitudini e stili di vita diversi dai miei. Fin da subito i miei genitori si sono dimostrati favorevoli e hanno condiviso pienamente questa scelta. Mi hanno sostenuta in ogni fase del percorso, offrendomi un aiuto costante e fondamentale. Anche le mie amiche erano molto emozionate, soprattutto pensando ai racconti che avrei condiviso con loro al mio ritorno: non mi hanno mai fatto mancare il supporto, rassicurandomi in ogni istante. Lasciare la mia vita, le mie amicizie e la mia famiglia non è stato semplice, ma ero consapevole che si trattasse di una separazione temporanea. Ho quindi deciso di vivere questa opportunità al massimo, con l’obiettivo di creare nuovi ricordi, conoscere persone diverse e crescere dal punto di vista personale, diventando più matura e indipendente. A essere sincera, il sostegno ricevuto da tutte le persone che mi stanno accanto mi ha fatto capire che, anche a migliaia di chilometri di distanza, non sarei mai stata davvero sola».

Avevi il timore di deludere qualcuno? Pensi che si fossero create delle aspettative nei tuoi confronti e rispetto alla tua esperienza? «Onestamente avevo una leggera paura di deludere soprattutto i miei genitori, perché sapevo che avevano grandi aspettative nei miei confronti. Avevano investito molto in questa esperienza ed erano davvero felici e convinti della mia decisione. Fortunatamente, però, mi hanno sempre dimostrato un sostegno costante in ogni momento del mio percorso. Quando sono tornata a casa li ho trovati estremamente orgogliosi e soddisfatti di me; questo mi ha fatto sentire realizzata e felice per tutto ciò che avevo affrontato e superato. Rivedendoli ho pensato tra me e me: “Finalmente ce l’ho fatta”. In generale sentivo che le aspettative nei miei confronti fossero alte un po’ da parte di tutti, ma questo invece di bloccarmi mi ha aiutata e spronata ad affrontare l’esperienza con entusiasmo e positività. Una volta rientrata ho però capito che molte paure erano soprattutto mie: in realtà nessuno aveva vere e proprie aspettative, ma solo tanta curiosità ed entusiasmo nel vedere la crescita e la maturazione che avevo acquisito grazie a questa esperienza».

Com’era una tua giornata tipo? Hai sentito molto il distacco dalle abitudini che avevi in Italia? Quali aspetti ti hanno colpita di più e quali cambiamenti hai dovuto affrontare nell’adattarti a uno stile di vita diverso? «Là la scuola iniziava alle 7.20 e terminava alle 14.20, tranne il mercoledì che finiva alle 13.10. Ogni mattina prendevo l’autobus che passava davanti a casa mia alle 6.15 e rientravo nel pomeriggio, intorno alle 15. Purtroppo non ho potuto partecipare a nessuna squadra sportiva perché ho iniziato la scuola troppo tardi per potermi inserire, ma questo non ha influito negativamente sulla mia esperienza. Nel pomeriggio, infatti, andavo spesso a correre, uscivo con le mie amiche oppure trascorrevo del tempo con la mia famiglia ospitante, partecipando a diverse attività. La sera stavo quasi sempre con la mia host family: film, giochi di società e approfittavamo di questi momenti per conoscerci meglio. Così avevo modo di scoprire sempre qualcosa in più sulla cultura e sulle tradizioni americane, mentre loro erano molto curiosi di conoscere le abitudini italiane. Prima di andare a dormire chiamavo spesso i miei amici per sentirmi più vicina a casa e “abbattere la distanza”. Durante il fine settimana, invece, uscivo spesso con i miei amici: andavamo nei centri commerciali oppure trascorrevamo il tempo nei parchi tematici. Anche la domenica rimanevo in famiglia: la mia mamma ospitante organizzava sempre attività diverse, permettendomi di sperimentare cose nuove e di vivere appieno la quotidianità e lo stile di vita americano. Devo ammettere che le mie giornate erano molto piene e per fortuna in questo modo non ho sentito troppo la mancanza di casa».

Camilla, cosa ricorderai per sempre di questa esperienza? Ti senti diversa rispetto alla partenza, pensi di essere maturata e cambiata? La consiglieresti ad altri ragazzi interessati a intraprendere un percorso simile? «Sicuramente ricorderò le splendide persone che ho conosciuto e gli insegnamenti che mi hanno lasciato. Ricorderò per sempre come questa avventura mi sia servita per maturare e di quanto mi abbia reso indipendente, di come ho imparato ad affrontare le difficoltà da sola. Sembra strano da dire, ma la risposta è “sì”, mi sento davvero diversa rispetto a quando sono partita: ora riesco ad apprezzare al massimo anche le piccole cose perché ho sperimentato vivere senza certe comodità e senza le persone che ti conoscono da sempre. Mi sento maturata perché affronto tutto con positività senza abbattermi alla prima difficoltà, cerco sempre di vedere il meglio e questa penso sia la cosa più importante perché prima tendevo sempre a deprimermi al primo problema che mi si poneva davanti. Mi sembrerebbe riduttivo dire che questa esperienza sia stata per me positiva. Nonostante le difficoltà iniziali ho imparato a farmi forza e ad affrontare situazioni che non pensavo sarei mai stata in grado di fronteggiare, soprattutto dall’altra parte del mondo e da sola. Consiglierei questa esperienza a tutti, sia a chi è più estroverso sia a chi è più timido e vuole provare ad aprirsi e cambiare ambiente. Va oltre l’aspetto linguistico e culturale. Le persone che ho conosciuto, le esperienze positive e i momenti negativi non me li dimenticherò mai, racconterò sempre tutto con il sorriso perché mi ha cambiato e ho avuto l’opportunità di vivere una realtà diversa dalla mia». 

*classe 4T liceo Ariosto

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