La Nuova Ferrara

L’analisi

La sanità rallenta ancora: tempi di attesa sempre più lunghi

La sanità rallenta ancora: tempi di attesa sempre più lunghi

Accessi impropri, boarding e personale in fuga tra le cause

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Alla luce dei recenti disagi che si sono verificati in alcuni pronto soccorso italiani, è importante tornare a parlare delle problematiche della sanità in Italia. Un esempio significativo è quello di Franco, un uomo di 60 anni malato di tumore, costretto a restare per otto ore sdraiato sul pavimento del pronto soccorso di Senigallia perché il dolore acuto non gli permetteva di stare seduto e non vi erano barelle disponibili. Situazioni simili fanno riflettere sui tempi di attesa sempre più dilatati, le cui conseguenze ricadono direttamente sui pazienti.

Il Pronto soccorso (Ps) è il reparto ospedaliero che gestisce le urgenze sanitarie, che necessitano di cure immediate e che non possono essere deferite al medico curante: quando un paziente vi si presenta, gli viene assegnato un codice d’emergenza a seconda del quadro clinico e dell’urgenza del trattamento. Esistono cinque colori che contraddistinguono questo codice: rosso, arancione, giallo, verde e azzurro. Verde e azzurro sono i codici a bassa urgenza ed indicano che non c’è emergenza e che si può essere curati dal medico di famiglia o recandosi in farmacia; il codice giallo si riferisce ad una situazione di possibile peggioramento dello stato di salute; l’arancione indica una criticità più elevata e un grave rischio di peggioramento; il codice rosso, prioritario, indica che il paziente è in pericolo di vita e che quindi è necessario un accesso immediato alle cure.

La classifica degli ospedali italiani mette in luce il fatto che sia normale aspettare una media di 8 ore in attesa al Ps e ciò è dovuto a motivazioni differenti. La prima è l’aumento degli accessi impropri, dovuto a quelle entrate che presentano problemi risolvibili dal medico di base, non sempre disponibile: l’ospedale rappresenta invece un luogo sempre reperibile, attrezzato e sicuro. Un’altra causa è il fenomeno chiamato boarding, ovvero la mancanza di posti letto nei reparti, che costringe i medici a tenere i pazienti, anche già visitati, sulle barelle nei corridoi per ore o giorni. Questo è aggravato ulteriormente dalle lunghe attese per esami e visite, che portano molte persone a preoccuparsi eccessivamente per questo differimento e a recarsi perciò al pronto soccorso, con la speranza di ricevere una diagnosi immediata.

L’ultima causa è relativa al fenomeno dell’abbandono da parte del personale impiegato in pronto soccorso: un contesto lavorativo che, negli ultimi anni, soprattutto dopo la pandemia, è diventato sfiancante per gli operatori sanitari, i quali hanno presentato le dimissioni e richiesto trasferimenti. All’origine ci sono turni estenuanti, appunto; stipendi poco adeguati al carico di lavoro e alle responsabilità che quest’ultimo comporta; rischi di aggressione. Sono dunque sempre meno gli specializzandi che scelgono di intraprendere questo percorso lavorativo, generando una carenza di personale. Le cause riportate, secondo gli studi condotti dall’ospedale Simeu, in provincia di Torino, confermano che il numero di giorni durante i quali si è in attesa di ricovero comporta un aumento delle complicanze. Anche il rapporto medico-paziente vede una fiducia sempre più deteriorata.

È quindi fondamentale che le istituzioni intervengano con provvedimenti adeguati, adottando politiche efficaci che rafforzino la sanità pubblica, investano nella medicina territoriale e garantiscano condizioni di lavoro dignitose al personale sanitario, affinché il diritto alla salute dei cittadini sia realmente tutelato.

Giulia Accorsi

Matilde Zerbo

4T Liceo Ariosto

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