La Nuova Ferrara

L’intervista

La storia di Orietta: tanta volontà di abbattere le barriere tra Lis e famiglia

La storia di Orietta: tanta volontà di abbattere le barriere tra Lis e famiglia

La figlia Tania: «Crescere con una madre sorda è stato un arricchimento»

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E questa è la storia di una madre sorda. La protagonista, Orietta Preti, è una donna con sordità bilaterale grave. Utilizza protesi acustiche con un buon recupero protesico: percepisce vibrazioni e distingue i suoni, riconosce le voci e le identifica, ma non discrimina le parole.

Orietta, che ha frequentato l’Istituto speciale di Padova, racconta che un tempo la lingua dei segni era vietata nelle scuole. I ragazzi la utilizzavano di nascosto, inventando segni pur di comunicare. Oggi la situazione è cambiata, ma quella memoria ricorda quanto sia importante tramandare la Lis e tutelarla.

Ha capito che far comprendere ai sordi era un importante fattore scatenante di curiosità e un nuovo mondo pieno di ricchezza. Ha imparato a parlare frequentando assiduamente la logopedista, con un percorso quotidiano molto serrato. Oggi, racconta la figlia, percorsi così intensivi non sono sempre accessibili: spesso dipende dalle possibilità economiche della famiglia.

Dal 1978 al 2010, Orietta ha lavorato all’Inps, costruendo una carriera solida nonostante le barriere comunicative. Si è innamorata di un uomo sordo, Luigi Silvestri, diventato sordo profondo in seguito a meningite. Si sono conosciuti giocando a pallavolo. La loro preoccupazione più grande, all’inizio, era per i figli: temevano che potessero nascere sordi ma fortunatamente non è stato così.

Figli udenti, identità bilingue

Entrambi i figli sono nati udenti. La figlia, Tania Silvestri, ha scelto spontaneamente di imparare la Lingua dei Segni Italiana già da giovane, ancora prima di studiare formalmente: molti significati li comprendeva già, vivendo quotidianamente in un ambiente segnato. Il fratello Tommaso, invece, non la utilizza fluentemente e spesso “inventa” segni, diventando motivo di sorrisi in famiglia.

La madre non ha mai imposto ai figli di frequentare un corso di Lis: la scelta è stata libera. La figlia ha iniziato all’università corsi specifici, trasformando poi quella decisione in una professione. Oggi è assistente alla comunicazione e lavora per dare voce alle persone sorde che desiderano essere ascoltate, perché spesso non lo sono.

Grammatica, vibrazioni e lingua

«La voce emette vibrazioni che anche i sordi percepiscono», spiega la figlia. Diaframma e corde vocali producono onde che possono essere avvertite, anche se non sempre trasformate in parole comprensibili. La sordità, sottolinea, non è necessariamente genetica e non esistono cure: lo si può diventare per cause diverse, come nel caso del padre colpito da meningite. Interessante il confronto linguistico: la grammatica italiana è molto diversa da quella della Lis. L’italiano è considerato complesso per struttura grammaticale, mentre la Lis segue regole proprie, visivo-spaziali. La domanda che resta aperta è: quale lingua è davvero “più facile”? Dipende dal canale comunicativo e dall’esperienza della persona.

Dopo aver realizzato attività di gruppo, gli alunni hanno posto alcune domande a Orietta e Tania.

Qualche domanda a Orietta Preti e a Tania

In quanto tempo ha imparato la Lis?

«Il tempo è stato tanto, ma indispensabile; l’ho imparata a scuola, durante l’Istituto speciale, Il Padovana, la usavamo di nascosto visto che era vietato, e al di fuori dall’ambiente scolastico la imparavamo copiando gli altri, o attraverso il labiale».

Negli incontri che ha nelle scuole che riscontri ha avuto?

«Abbiamo capito che la comunicazione con le persone sorde è importante e abbiamo notato sensibilità, punti di vista differenti e curiosità da parte degli studenti, perché la Lis è molto accessibile e ricca di sfumature, come un vocabolario».

Quanto pensa che i sordi siano integrati nella società?

«Non sono molto integrati per i troppi problemi sociali e mancano gli interpreti nei differenti servizi sociali. Mancano nel pronto soccorso, disservizio grave, negli uffici pubblici, banche e Inps».

Come fanno i sordo-ciechi a sapere come parlare se non hanno mai né visto né sentito?

«Usano altri metodi comunicativi, come la lingua tattile: il Metodo Malossi che utilizza la mano come una “tastiera”, il Tadoma, basato sulla percezione delle vibrazioni e il Protactile, per il contatto diretto».

Inclusione: dove funziona meglio?

Alla domanda su quale Paese sia più inclusivo, la madre risponde senza esita zione: gli Stati Uniti. In Europa, la Svezia. In questi contesti, racconta, negli ospedali e nelle scuole l’interprete è spesso già disponibile, senza doverlo chiedere ogni volta.

I sordi possono ottenere la patente?

Le persone sorde possono guidare. Utilizzano specchietti più ampi per avere un maggiore controllo visivo. L’esame teorico può essere sostenuto in forma scritta o orale con interprete, presente anche durante la prova pratica. In Italia non è consentita la guida di aerei, elicotteri, grandi navi e Tir (mentre in Canada alcune restrizioni sono diverse). Recentemente è stata aperta la possibilità di condurre motoscafi e imbarcazioni di piccole dimensioni.

Quanto è importante il valore del tatto per un sordo?

Durante un incontro dedicato alla sordocecità è stato spiegato come, per una persona sordocieca, il palmo della mano rappresenti una zona estremamente intima. Anche il saluto avviene attraverso modalità tattili specifiche, nel rispetto dello spazio personale.

Cosa può significare convivere con questa tipologia di diversità?

«Crescere con una madre sorda non è stato un limite – risponde Tania Silvestri – ma un’esperienza di arricchimento. La diversità non è stata vissuta come qualcosa di negativo, bensì come un modo differente di abitare il mondo». La storia della madre Orietta spiega e dimostra che, dalla proibizione dell’apprendimento dei segni all’insegnamento universitario e dall’obbligo della frequenza di lezioni di logopedia alla scelta consapevole di diventare assistente alla comunicazione, nell’arco di cinquant’anni sono avvenuti importanti cambiamenti culturali. E dimostra che l’inclusione non è solo una questione di regole, ma di ascolto, rispetto e opportunità.

Veronica Volta

Sara Soffritti

Martina Fortini

Alice Guerra

Anika Kumar

5G Ist. Einaudi Tecnico “Grafica e Comunicazione”

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