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Approfondimento

L’importanza della musica: il dirigente Urbinati dell’Ariosto di Ferrara si racconta

L’importanza della musica: il dirigente Urbinati dell’Ariosto di Ferrara si racconta

L’intervista degli studenti al nuovo preside

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Al liceo Ariosto in quest’anno scolastico 25/26 si è sentita aria di novità! Tutto grazie al nuovo preside Domenico Marcello Urbinati che svolge quest’incarico dal 1 settembre 2025. Il dirigente ha dato un nuovo volto alla scuola, ha portato vivacità e colore tutto tramite la musica. Solo per fare un esempio, ha consentito ai ragazzi di creare e registrare delle playlist personalizzate in base a festività o in generale al gusto degli studenti del Liceo. Ma non solo, ha anche permesso a studenti e insegnanti di creare, in occasione del Natale, un magnifico coro. Visto tutto questo amore per la musica abbiamo deciso di intervistare il dirigente.

Qual è il primo ricordo che associa alla musica?

«Le lezioni di pianoforte a 5 anni, con una maestra a casa. Anche i miei genitori facevano musica: mio padre suonava la fisarmonica e ogni tanto pativano cori a più voci soprattutto durante i viaggi in macchina. Mio fratello è un pianista, mia sorella violinista e io clarinettista».

Cosa rappresenta la musica?

«La musica è racconto. Delle persone, della società. Per me è anche affetto. Sono cresciuto al Conservatorio, fare musica non è semplicemente esecuzione ma ricerca del passato. Le note non hanno scadenze, non passano e generalmente fortificano le emozioni. Ascolto di tutto, ho Spotify ma preferisco la musica degli anni ’70, ’80, ’90. Quella di oggi faccio un po’ fatica a fatica a capirla!».

Oggi ha Spotify, ma quando era ragazzo?

«Facevamo le cassette, le facevo anche io. Non era facile come ora, addirittura si registrava la canzone direttamente dalla radio. Non è cambiato il modo di ascoltare sono solo cambiati i supporti. Ho vissuto il passaggio dall’analogico al digitale ed è una specie di libertà perché il fatto che ci sia una piattaforma che rende più semplice l’ascolto e soprattutto che dia la possibilità di ascoltare di tutto è splendido. Parti da un brano e poi Spotify te ne propone altri permettendo di ascoltare generi che magari non avevo ma i considerato. Insomma, la musica non cambia, cambiano i supporti, il modo di condivisione. Ma resta alla base di tutto il desiderio di ricerca, di sperimentazione. Che diventa passione».

Pensa che Sanremo sia un evento solo popolare?

«No. Penso sia importante da seguire, da ascoltare perché è uno specchio della musica italiana. La canzone vincitrice simboleggia anche il gusto degli italiani quindi quello che piace di più, quello che funziona. È un importante evento italiano perché lì sono passati gli artisti più importanti come Zucchero, Elisa, Giorgia. È un’occasione per vedere cosa sta succedendo nel panorama musicale, è utile per capire una faccia del nostro Paese.

Perché ascoltare musica classica?

«Ascoltare solo un brano strumentale ci porta a lavorare sul piano emozionale. Una risonanza diretta su quello che noi proviamo e ci portiamo dentro. Emoziona il suono. Mentre le parole forniscono un significato diretto e narrativo, la musica strumentale si affida esclusivamente all'emozione. Il testo nelle canzoni ha un peso enorme, il fatto che un testo abbia determinate caratteristiche permette di arrivare a quello che si prova, tocca i ricordi. Ma riuscire a decifrare un brano strumentale è un grande dono. Studiare e capire delle opere porta a conoscere la qualità della musica. Ogni tipo di brano può emozionare. Lo studio della musica, è un grande viaggio che può solo arricchire».

Sofia Lupato

Alice Menegatti

Nada Mouhaouine

Alysia Zaghi

1G Liceo Ariosto

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