La passione di Giorgia Merlante: «Giocare a Tchoukball mi ha aperto un mondo»
La studentessa del Liceo Ariosto di Ferrara intervistata dai compagni di classe
Non tutti gli sport riempiono gli stadi o compaiono ogni giorno in televisione. Alcuni però, anche se meno conosciuti, riescono a trasmettere valori importanti come il rispetto, la collaborazione e l’inclusione. È il caso del Tchoukball, uno sport curioso e affascinante di cui abbiamo parlato con la giovane giocatrice e nostra compagna di classe Giorgia Merlante.
Il Tchoukball è uno sport di squadra nato negli anni ’70 che si distingue dagli altri sport con la palla perché non prevede contatto fisico tra i giocatori. L’obiettivo è tirare la palla contro una speciale rete elastica in modo che rimbalzi a terra senza essere presa dalla squadra avversaria. Il gioco si basa molto sulla collaborazione, sul rispetto e sulla coordinazione tra compagni di squadra.
Come hai scoperto il Tchoukball?
«Ho scoperto il Tchoukball nel 2020. All’inizio ho iniziato ad appassionarmi perché un mio amico praticava questo sport e un giorno ho visto lui e altri amici allenarsi in un parco. Mi sono un po’ “intromessa” nel loro allenamento e da lì è nata la curiosità. In realtà conoscevo già questo sport prima di provarlo, ma non avevo mai iniziato seriamente. All’inizio gli allenamenti non erano molto intensi: spesso ci trovavamo semplicemente al parco a giocare. Poi abbiamo iniziato ad allenarci anche in palestra. Con il tempo gli allenamenti sono aumentati: nel 2020 ne facevo uno, poi negli anni successivi sono diventati di più. Nel 2023 ho iniziato a fare due allenamenti a settimana, nel 2024 tre, mentre quest’anno sono tornata a farne due. Attualmente gioco in Serie B, mentre fino all’anno scorso giocavo sia nell’Under 14 sia in Serie B. In generale la mia passione è nata un po’ per ispirazione, vedendo giocare persone che conoscevo e che mi stavano simpatiche, e con il tempo è cresciuta sempre di più».
Che cosa ti insegnano gli allenamenti, oltre alla tecnica di gioco?
«Gli allenamenti non mi hanno insegnato solo a praticare questo sport e a migliorare sempre di più, ma anche tante altre cose. Ho imparato a giocare in squadra, a collaborare con gli altri e a gestire le relazioni con le persone. Grazie al tchoukball ho fatto molte amicizie e ho capito cosa mi rende davvero felice: riuscire a divertirmi anche semplicemente andando ad allenamento. In sintesi, questo sport mi ha insegnato l’importanza dell’amicizia, del gioco di squadra e del sapersi divertire senza dover fare per forza qualcosa di estremo».
Come ti prepari mentalmente prima di una partita importante? Hai qualche rituale o abitudine?
«Prima di una partita sono sempre molto nervosa e, in realtà, questo nervosismo spesso continua anche durante la partita. Per calmarmi però ho alcuni metodi: parlare con l’allenatore oppure con le mie migliori amiche che giocano in squadra con me. A volte mi aiuta anche ascoltare una canzone che mi tranquillizzi. Cerco di ricordarmi che quello che sto per fare è qualcosa che mi rende felice e di non pensare troppo alla paura di perdere».
Se dovessi convincere un tuo coetaneo che non conosce il tchoukball a provarlo, cosa gli diresti?
«Se dovessi convincere qualcuno a provare il Tchoukball, direi prima di tutto che è uno sport in cui il gioco di squadra è fondamentale. Bisogna collaborare davvero molto tra compagni, forse anche più che in altri sport. Inoltre non è uno sport di contatto fisico, quindi conta molto la coordinazione tra i giocatori e non solo la forza. Un’altra cosa importante è che spesso è uno sport misto: maschi e femmine possono giocare insieme, soprattutto nei campionati nazionali italiani come la Serie B e la Serie A. Questo lo rende uno sport molto inclusivo. Inoltre non è uno sport molto comune, quindi è anche originale e particolare: quando dico che gioco a Tchoukball, molte persone non sanno nemmeno cosa sia».
Se potessi descrivere il Tchoukball con tre parole, quali sceglieresti e perché?
«Se dovessi descrivere il Tchoukball in tre parole, direi: collaborazione, inclusione e liberazione. La collaborazione è fondamentale, come in tutti gli sport di squadra, ma nel Tchoukball ancora di più: senza collaborazione il gioco non funziona e giocare da soli non avrebbe senso. Direi anche inclusione, perché è uno sport in cui spesso maschi e femmine giocano insieme. Non essendoci contatto fisico, questo permette di creare squadre miste e secondo me è una cosa molto bella. Io, per esempio, gioco in Serie B in una squadra dove ci sono soprattutto maschi, ma anche alcune femmine. Infine direi liberazione, perché per me giocare è anche un modo per sfogarmi. Lo sport diventa uno spazio in cui posso staccare da tutto e tornare a stare bene».
Rim Boukhari
Flavia Ciuffreda
Roberto Fabbian
Anita Fabbri
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