Casi di humanitas o casi umani? La 5C porta i pensatori dallo psichiatra
Filosofi, drammaturghi e scrittori analizzati da Terenzio
In occasione della Notte Nazionale del Liceo Classico, la classe 5ª C ha rielaborato il tema dell’humanitas con grande originalità, portando in scena la realtà di un reparto psichiatrico, con dei pazienti, a dire il vero, piuttosto particolari e tutti molto noti, anche se non in tale veste.
Il coro
La performance ha inizio con l’entrata in scena di un coro di pazienti psichiatrici, che introduce autori antichi e moderni e accompagna la messa in scena. L’elemento del coro non è casuale, nasce dal viaggio di istruzione a Siracusa in occasione del Festival del Teatro greco a cui la classe ha partecipato ed è stato costruito sulla falsa riga del coro tipico del teatro classico.
Lo psicanalista
Nel ruolo dello psicoanalista compare il personaggio di Terenzio, l’autore latino che ha ispirato il tema della Notte. La messa in scena si articola attraverso sedute psichiatriche che vedono protagonisti alcuni tra i pilastri della letteratura e della filosofia sia antica che moderna, come pazienti.
Seneca ed Euripide
I primi a essere analizzati sono il filosofo e drammaturgo latino Seneca e il grandissimo poeta tragico greco Euripide, che condannano le ingiustizie del mondo che li circonda, dimostrandosi in questo due pazienti estremamente moderni.
Leopardi e Schopenhauer
È quindi il turno dei moderni di Giacomo Leopardi e del filosofo Arthur Schopenhauer. Questi instaurano un rapporto di amicizia e trovano conforto l’uno nell’altro dimostrando che spesso la cura migliore è avere un amico in grado di capirti.
Pirandello
Poi prende parola lo scrittore Luigi Pirandello che, mentre intrattiene discorsi sul senso della vita, viene assalito dal coro dei pazienti che incarnano i pregiudizi, le paranoie e le paure propri degli esseri umani.
Terenzio
Sarà Terenzio stesso a scacciarli, dimostrandosi un perfetto e competente psicoanalista che infine conclude aprendo una riflessione sulla realtà che ci circonda, sulle fragilità, i problemi e le difficoltà dell’essere umano, riassumendo tutto il senso della performance, nonché del tema della Notte, in una sola frase: che cosa ci rende umani?
Cosa rimane?
La rappresentazione ci ha permesso di riflettere. Pensiamo che la classe 5C abbia voluto rappresentare un contesto disincantato, dove i malati sono semplicemente realisti e la malattia non ha nessun effetto se non quello di respingere un mondo idealizzato ed illusorio. Perciò, se è vero che i malati sono coloro che vedono la realtà così com’è, è meglio allora la salute o è meglio la malattia?
Anita Martino
Camilla Occhiali
Claase 3B
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