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Letteratura

Due libri e tre personaggi a confronto

Due libri e tre personaggi a confronto

Azzi, Palmieri e Belpoliti raccontano

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L'apertura del Festival delle Parole, giovedì 16 aprile 2026, è stata un'immersione nella letteratura. Se da un lato l'opera curata da Marcello Azzi “La casa sotto l’erba. Giorgio Bassani e il cimitero ebraico di Ferrara” (La nave di Teseo, 2025) ci conduce tra i sentieri silenziosi del cimitero ebraico di Ferrara, dall'altro l’opera di Nunzia Palmieri e Marco Belpoliti “Alì Babà e altri discorsi” (Quodlibet, 2025) ci rende partecipi del vivace confronto intellettuale tra Italo Calvino e Gianni Celati.

L’interrogativo da cui muove il volume di Azzi è quasi una sfida alla modernità: perché visitare un cimitero in una società ossessionata dalla velocità e dalla giovinezza? La risposta risiede nella poetica di Giorgio Bassani, per il quale il cimitero ebraico di via delle Vigne non era un luogo di assenza, ma un presidio di memoria viva. L’obiettivo di Azzi, condiviso con Paola Bassani, è «dare parola ai morti». In queste pagine, le ombre smettono di essere tali e tornano a farsi presenze vive. Per Bassani, d’altronde, la vita non era pensabile senza la morte: una ciclicità storica dove tutto ciò che è stato ha la possibilità di accadere ancora. La morte è, dunque, un valore etico da rivendicare. Il cimitero viene perciò riletto non come un monumento funebre, ma come un Bet HaChaim ‘’Casa di vita’’. Qui, il binomio tra arte e ambiente trasforma le lapidi in pagine di un racconto collettivo. Il libro di Azzi diventa così una bussola per non perdersi nei sentieri bassaniani, ricordandoci che ogni lapide è una pagina di un testo collettivo che non ha ancora finito di essere scritto. Parallelamente, l’analisi del rapporto tra Italo Calvino e Gianni Celati di cui si sono occupati Nunzia Palmieri e Marco Belpoliti, ci riporta alla metà del Novecento.

Il progetto della rivista, ideata assieme a Guido Neri, Alì Babà, come la grotta del tesoro, non venne mai alla luce anche se ebbe grande eco nel panorama letterario moderno. Alla base del loro progetto, c’era l’idea di «far uscire la letteratura dal suo ghetto», liberandola dai tecnicismi per riconnetterla a tutto ciò che è visivo, ai fumetti e all'immediatezza dell'esperienza. Il loro modo di concepire la scrittura era molto diverso: mentre Calvino vedeva l'origine di tutto nella struttura delle fiabe, Celati puntava sulla voce e sul parlato, convinto che il segreto fosse proprio in ciò che non si può scrivere. In definitiva, sia che si tratti di camminare tra le lapidi del cimitero ebraico di via Vigne con Bassani, sia di progettare riviste rivoluzionarie con Calvino e Celati, il messaggio è lo stesso: la letteratura serve a tenerci svegli. Da un lato, il lavoro di Azzi ci insegna che il passato non è mai davvero sepolto se sappiamo ascoltarne le storie; dall'altro, il confronto tra Calvino e Celati ci ricorda che scrivere significa cercare continuamente un equilibrio tra l'ordine della mente e il disordine della vita.

Rachele Benini (3B)

Elisa Pagliarini (4B)

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