La Nuova Ferrara

Il romanzo

L’inverno delle stelle e il “segreto” dei bambini

L’inverno delle stelle e il “segreto” dei bambini

Il mondo visto attraverso gli occhi di una ragazzina, nel testo di Verna

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«Ciò che non comprendono i bambini non può essere altro che una bugia», afferma Nicoletta Verna (foto a sinistra) parlando del suo romanzo “L’inverno delle stelle” (Rizzoli, 2025) presentato al Festival delle Parole domenica 19 aprile. L’argomento cupo della guerra, spesso reso eccessivamente complicato dalle parole e dagli atti degli adulti, viene filtrato attraverso lo sguardo ancora innocente e semplice di una ragazzina che racconta il male senza sapere del tutto che cos’è, uno spiraglio di luce in grado di fungere da guida nei momenti più difficili della storia e soprattutto della Storia. L’idea di questo romanzo è nata dopo la pubblicazione del suo libro precedente, I giorni di vetro (Einaudi, 2024), un romanzo storico ambientato tra il 1925 e la Liberazione a Castrocaro, in Romagna. La scrittrice ha infatti sentito la necessità di dover raccontare nuovamente la Storia liberandola dal punto di vista degli adulti e lasciandola interpretare ai bambini che la intrecciano in modo inestricabile con la loro avventura, le leggende e i racconti dell’infanzia. In un mondo in cui gli adulti sono impegnati a combattere tra loro, incapaci di riconoscersi in quanto accomunati dalla natura umana, i bambini hanno il compito di conservare quel senso di fratellanza che fa passare in secondo piano qualsiasi differenza etnica o politica che sia: nella banda della protagonista, Sirio, il bambino fascista è amico con i compagni di origine ebrea e con chi ha idee radicalmente opposte alle sue; il gruppo rappresenta l’umanità intera in grado di convivere perché legata da Sirio, definita dall’autrice “partigiana del genere umano”. Verna conclude l'incontro con una citazione tratta dalle ultime frasi del libro nella quale lascia parlare un personaggio storico che nel libro incontra la protagonista e ne diventa una sorta di mentore, Margherita Hack: «Cerchiamo di vivere in pace, qualunque sia la nostra origine, la nostra fede, il colore della nostra pelle, la nostra lingua e le nostre tradizioni. Impariamo a tollerare e ad apprezzare le differenze. Rigettiamo con forza ogni forma di violenza, di sopraffazione, la peggiore delle quali è la guerra».

Alice Poerio (5M)

Giulia Ragusa (2M)

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