Quando passione e destino si fondono: così nasce “Dimmi che sei stata felice”
Il racconto dell’autrice Calandrone
«Iniziare a scrivere è stata un'esigenza di salute mentale».
Così confessa Maria Grazia Calandrone durante l'incontro del Festival delle Parole svoltosi nei giorni scorsi, presentando il libro “Dimmi che sei stata felice” (Einaudi 2025). L'autrice racconta della sua esigenza di rimanere attaccata alla realtà, una sorta di antiveleno quando ha affrontato la storia della madre, il cui suicidio era stato dettato dall'ambiente circostante. È proprio da qui che ha iniziato ad approfondire la sua passione per la realtà e a porsi domande che l'hanno portata fino a costruire i personaggi dei suoi romanzi. L'idea di questo romanzo è nata per caso durante un sopralluogo ad Ostia: sul molo si è accorta di come il panorama fosse spaccato a metà tra l'immensità del mare e le palazzine "puntellate" da armature precarie e proprio da questo contrasto sono emerse le due protagoniste del libro: Aurora e Viola, due figure speculari che incarnano l'eterno conflitto tra ragione e istinto. Aurora è una scienziata, una neuropsichiatra che studia i sentimenti degli altri per imparare a sentire i propri, quasi cercasse di curare la propria anima attraverso il contatto con i ragazzi. Viola, al contrario, è un’artista che vive di puro istinto; lei sa le cose senza doverle imparare. Il loro incontro avviene dopo i cinquant'anni, un’età in cui la vita è ormai costruita e l’amore non è più il cantiere del futuro tipico dei giovani, ma la sfida di inserire un’altra persona in uno spazio già pieno. L'amore tra le due è vissuto con uno slancio quasi infantile, nonostante il rischio intrinseco che ogni legame comporta: amare, dopotutto, significa consegnare all'altro un’arma con la quale potrebbe ucciderti. Durante l'incontro la Calandrone ha affrontato anche il tema dei social e del prendersi cura di sé; infatti l’autrice non nasconde lo scandalo nel vedere come la figura femminile sia oggi commercializzata sui social, con un’intimità "plastificata" che nega la carne viva. Eppure, non demonizza la tecnologia: i social sono un mondo che, se abitato con consapevolezza, offre opportunità di connessione da non evitare. L’autrice si è soffermata poi su come il dolore si manifesti in forma estreme, come per esempio l'anoressia.
Giulia Ragusa (2M)
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