La Nuova Ferrara

Il saggio

Tra social, poesia e lettori ideali: “Le parole affilate” di Zambon

Tra social, poesia e lettori ideali: “Le parole affilate” di Zambon

Autore e docente a Ferrara, nel suo ultimo libro fornisce una chiave di lettura per interpretare 10 grandi autori della letteratura italiana

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Durante la seconda giornata del Festival delle Parole a Factory Grisù, abbiamo avuto l’onore di “prendere un caffè” con i dieci letterati a cui l’autore, poeta, content creator e docente di letteratura italiana nelle scuole superiori di Ferrara, Giulio Zambon, ha voluto rendere omaggio all’interno del suo ultimo libro “Le parole affilate” (Il battello a vapore, 2026), da lui stesso definito “un saggio sulla poesia”. In questo testo ogni capitolo è interamente dedicato ad uno di questi dieci autori che hanno fatto la storia della letteratura italiana, ad ognuno dei quali viene assegnato un termine chiave. Da Dante Alighieri a D’Annunzio, autore amato dal poeta a cui viene assegnato il discusso termine “vulnerabilità”, passando per la splendida ma poco conosciuta Compiuta Donzella, di cui l’autore sostiene il coraggio nell’essersi mostrata in tutta la sua soggettività e disperazione, Zambon prende per mano il lettore in questo viaggio attraverso “le parole affilate” degli autori che cita. Ci fornisce così una chiave di lettura per interpretare e comprendere questi letterati tanto importanti quanto, a volte, complicati da comprendere nel messaggio che vogliono trasmettere. Il dialogo con l’autore, moderato dalla professoressa Silvana Maria Baroni, si è aperto con la questione social: Zambon, che vanta un pubblico di oltre 137mila followers e un numero di visualizzazioni che supera il milione, ci dimostra come la divulgazione della poesia sia possibile anche attraverso uno strumento che apparentemente sembra di distrazione, come quello dei social, ma che in realtà può essere trasformato in un portatore di sapienza. E proprio utilizzando la poesia, riesce a tenere incollati migliaia di utenti con i suoi contenuti. Poesia che, per Zambon, è un’arte che «si muove verso il basso». Farla significa accogliere le proprie vulnerabilità per essere visti veramente, come afferma il poeta. Alla fine di ogni capitolo, l’autore rientra nei panni di professore e assegna al lettore dei veri e propri compiti per casa.

«Cosa ci consiglia di fare?», chiede la collega Baroni. Tra i vari compiti che ci assegna Zambon, emergono quelli di continuare a leggere e a scrivere, con consigli pratici, perché per lui fare poesia significa “fabbricare”. Il dialogo con l’autore si chiude con una domanda: «Questo libro è proposto ai ragazzi di 12-14 anni, ma chi è per te il lettore ideale?». Al quesito, Zambon risponde facendo intendere che forse non lo consiglierebbe a un 12enne, ma questo non vieta ad un 12enne di leggerlo. Non sa per certo se ci sia un’età più giusta di un’altra per leggerlo, anche se, sapendo che spesso le sue poesie sono posizionate sotto la voce “Poesie per l’infanzia”, storce un po’ il naso, ritenendolo uno tra i generi più difficili da scrivere.

Ma di una cosa è certo: «Pensavo di parlare a quel me che aveva 17 anni e pensava di leggere queste cose».

Anna De Candia

Anita Martino 3B

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