La Nuova Ferrara

L’ultimo operaio

Zancan e la speranza che brilla ancora

Zancan e la speranza che brilla ancora

Il canto finale della grande fabbrica

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Alla fine degli anni ‘70, un operaio poteva permettersi, con solo sette mensilità, di acquistare una Fiat 500, mentre oggi non basterebbe un anno di paga. Il famoso Fabbricone di Mirafiori è una città abbandonata, segno di un mondo scomparso: il giornalista e scrittore Niccolò Zancan ha portato a Factory Grisù al Festival delle parole le sue rovine, con il libro L’ultimo operaio-Il canto finale della grande fabbrica (Einaudi, 2026) Durante la presentazione l’autore ha espresso la propria opinione sulle nuove figure di una società sempre più elitaria, nella quale, infatti, si sente sempre più parlare di “lavoratori poveri”. L’espressione è tanto ossimorica quanto preoccupante: come mai un dipendente serio e diligente non può permettersi una casa, una macchina, persino di mantenere una famiglia? Questo è il sintomo di una società afflitta da un morbo profondo, che Niccolò Zancan riconduce alla perdita di corporeità e concretezza nella società. In un mondo dominato dai social, tra l’individualismo e l'assuefazione di potercela fare da soli, non c’è spazio per un sentimento collettivo che unisca quanti non si trovano nella élite dominante; ognuno pensa ad arrancare come può, quando invece la vera forza risiede nell’unione per ottenere ciò di cui si ha bisogno. Per Zancan ci sono anche dei segnali positivi: le innumerevoli proteste pro-Gaza ad ottobre 2025 e la massiccia partecipazione al referendum. Oggi si è intensamente scossi da sconvolgenti fatti e atti economici, politici e sociali che sembrano mettere a repentaglio ogni certezza, ma la speranza brilla ancora sotto forma della forza dell’unità e del sentimento di collettività, forse anche grazie a voci come quelle di Niccolò Zancan.

Giulio Fratta (2A)

Andrea Rivalta (3B)

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