Medici ferraresi "missionari" in Tanzania
Due specialisti in Gastroenterologia formano il personale di un nuovo istituto di Dar Es Salaam. Un esperto di chirurgia pediatrica e la sua equipe insegnano ai professionisti di Bogomoyo come si tratta il labbro leporino
FERRARA. Un asse Ferrara-Tanzania per formare medici specializzati e organizzare strutture sanitarie più autonome e qualificate al servizio dei pazienti del paese africano. È un progetto in cui sono impegnati alcuni pediatri e gastroenterologi ferraresi. Del gruppo fa parte anche un professore tedesco di 71 anni, Reinhold Stockbrugger, che insegna all’Università di Maastricht (Olanda) ed lavora a contratto per l’Università di Ferrara. Stockbrugger ha raggiunto due volte negli ultimi mesi l’ospedale universitario di Dar Es Salaam, in Tanzania, assieme ad un collega ferrarese, il gastroenterologo Sergio Gullini. «Le esigenze in molti Stati del continente africano sono tantissime, in alcuni casi bisogna partire dalle basi, dall’efficacia dell’intervento medico - spiega il prof. Stockbrugger - Un compito non sempre facile, per il quale possiamo avvalerci della collaborazione di numerose associazioni, anche internazionali. Tra i problemi più diffusi e urgenti, in questa zona dell’Africa, ci sono l’alta mortalità infantile e il decesso della donna durante il parto», sottolinea lo specialista tedesco. Stockbrugger conosceva già la realtà africana, dopo un’esperienza in Mozambico. «Quando mi hanno chiesto un aiuto per la realizzazione di un centro di gastroenterologia a Dar Es Salaam, ho accettato. L’obiettivo è di rendere quel servizio indipendente dall’aiuto esterno e di farlo diventare un punto di riferimento non soltanto regionale. Bisogna lavorare molto, ma ci stiamo provando».
Le differenze con il sistema sanitario italiano ed europeo emergono da alcuni dati: se in Italia c’è un medico ogni 250 residenti, in Tanzania il rapporto sale fino a un medico ogni 25mila/30mila cittadini, precisa Stockbrugger, con il quale collabora il collega Sergio Gullini, ex primario di Gastroenterologia dell'ospedale S. Anna di Ferrara. «Con il personale locale si opera su due livelli: attraverso discussioni teoriche sulle patologie da trattare e sul piano più pratico, mostrando come si possono affrontare le malattie più gravi utilizzando anche l’endoscopia», ricorda Gullini.
Stockbrugger aggiunge che l’importanza di creare figure specializzate in gastroenterologia risiede in due opportunità: «Gli specialisti formati da noi possono a loro volta preparare i futuri specialisti nel loro paese e possono eventualmente abbozzare percorsi di ricerca».
Anche il prof. Andrea Franchella, specialista in chirurgia pediatrica e direttore del Dipartimento Riproduzione e Accrescimento del S. Anna, frequenta con assiduità, per motivi professionali, il continente africano. In Tanzania, assieme ad un’equipe di collaboratori (chirurghi, anestesisti, infermieri), opera dal 2004 e per due periodi l’anno. La struttura, un ospedale materno-infantile, si trova a Bagamoyo, località situata a circa 70 km da Dar Es Salaam.
Per gli specialisti al seguito del prof. Franchella la priorità è insegnare a trattare chirurgicamente il labbro leporino e la palatoschisi, malformazioni molto diffuse nella popolazione locale. Il raccordo con le istituzioni è stato stabilito attraverso la mediazione di un’organizzazione internazionale, ‘Smile Train’, e grazie ad altre associazioni (c’è anche una onlus ferrarese, ‘Chirurgo e Bambino’). «Dal punto di vista assistenziale è stato raggiunto un livello di discreta autonomia - sintetizza Franchella - il livello di formazione è buono sia per l’ambito chirurgico che per quello anestesiologico. Uno dei problemi che dobbiamo affrontare è la carenza dei medici locali in rapporto alla popolazione oltre all’alta rotazione del personale, perché chi consegue un buon livello di specializzazione spesso si sposta per prestare servizio in altre realtà».
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