Una mazzetta anche da una famosa pasticceria
Dopo i ricatti ai primi due locali, un bar e una gelateria, ecco il terzo caso contestato ai due arrestati per concussione sui commercianti. E si indaga anche su altri fatti
FERRARA. Era un sospetto, una ipotesi investigativa e nulla più all’inizio, ai primi di dicembre, quando i finanzieri si trovarono in mano una busta anonima con dentro 10mila euro frutto di una mazzetta che un imprenditore avrebbe dovuto pagare all’emissario di un funzionario dell’Agenzia delle entrate. Ora quel sospetto è diventato la linea guida dell’inchiesta «Mazzette sotto il Duomo», perchè i casi sono più di uno e si fa strada la tesi che vi fosse un piano preordinato tra i due arrestati, una sorta di «mazzettificio», un tandem che produceva ricatti per intascare soldi. Dopo i ricatti al primo locale pubblico - famoso bar del centro città - che avevano innescato gli arresti, e dopo la seconda mazzetta da 10mila euro confessata perchè intascata dai titolari di una gelateria del centro, spunta un terzo episodio concreto di una mazzetta pagata (cifra sotto i 5000 euro) ad un locale famoso della città, una pasticceria.
E non finisce qui, perchè sono altri i casi su cui si indaga mentre i tre citati sono solo quelli formalmente contestati come capi d’accusa a Maurizio Palma e Lepoldo Lunadei; il primo, rappresentante di commercio con ruolo di mediatore e il secondo funzionario dell’Agenzia delle entrate di Ferrara che avrebbe - secondo l’accusa - inventato ricatti e mazzette che poi Palma chiedeva e smistava e così facilitare verifiche nelle attività commerciali cittadine sotto controllo fiscale.
Le indagini della procura (procurare Cherchi e pm Di Benedetto) e della Finanza stano cercando di verificare gli altri casi che, dicevamo, sarebbero stati indicati da Maurizio Palma. Perchè la certezza è che se da una parte Lunadei continua a dirsi estraneo ai ricatti e alle mazzette e il suo legale - come confermava ieri - si dice sempre più convinto della sua estraneità, è Maurizio Palma a raccontare, svelare e confermare agli inquirenti. Confermare ciò che in realtà gli investigatori hanno già individuato nelle indagini, coi controlli incrociati dei finanzieri per verificare gli accessi fatti da Lunadei ai commercianti. Non a caso i controlli sull’attività del funzionario pubblico cominciano ad andare a ritroso nel tempo anche di anno: e i due ultimi casi scoperti, dopo quello del bar di dicembre, risalgono a tanto tempo fa.
Dunque, il sospetto, che dovrà trovare riscontri, è che Lunadei abbia consolidato nel tempo questo modus operandi (ricatti e tangenti). Palma dal canto suo sta collaborando dopo aver confessato: ma è ancora in carcere perchè sono in corso verifiche su ciò che ha riferito e su cui si sta indagando. Lunadei invece dice di essere pronto a replicare ad ogni contestazione e interpretazione accusatoria. E fa un esempio. Secondo l’accusa, in una intercettazione recente, lui e Palma si dovevano vedere prima elle feste per fare il punto su uno dei loro ricatti: «Vediamoci - dice Lunadei a Palma - che facciamo tutti un bel Natale». «Ma era solo un augurio» - spiega ora attraverso il suo legale - un augurio a Palma suo amico da sempre, con cui passare insieme le feste con le famiglie. Ironia della sorte, le feste le han passate, sì insieme, ma in carcere, all’Arginone.
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