La Nuova Ferrara

Ferrara

La paura della Guerra Fredda ai Lidi

di Maria Rosa Bellini
L'ex base Nato a Lido Nazioni (foto Vezzaro)
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L'ex base Nato a Lido Nazioni (foto Vezzaro)

Ecco la storia della base Nato a Nazioni, chiusa negli anni '90 dopo tante polemiche. Le foto di Devis Ph Vezzaro

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LIDO NAZIONI. Era il 1969, il 10 maggio per l’esattezza, quando i cittadini di San Giuseppe di Comacchio e zone limitrofe aveva stampato e distribuito un volantino nel quale si invitava la cittadinanza a manifestazione, il 24 maggio successivo, contro l’installazione, in località Valli Basse, a due passi dal Lago e da Lido Nazioni di una base missilistica Nato, completamente operativa. La preoccupazione del comitato promotore del volantino e della manifestazione, 16 persone in tutto, era quella che con l’avvio dell’attività della base missilistica, in piena Guerra Fredda, la crisi dei missili a Cuba, Baia dei Porci, anche se era passato qualche anno, (era il '61) faceva ancora parecchia paura, era quella di attirare l’attenzione militari di altri Stati in una zona tranquilla con possibili, inevitabili, rappresaglie. Poco è interessato alla Nato di quel volantino perché la base militare è stata costruita e portata in attività in poco tempo.

E' questo il soggetto della 14esima puntata della nostra rubrica "I luoghi dell'abbandono", una base che già quando era attiva, sembrava non ci fosse quasi niente, un paio di collinette, una recinzione di rete, qualche torretta, un cancello. Invece lì, quasi tutto sotto terra, e poco movimento, se non camion militari che entravano ed uscivano si trovava una delle basi Nato, simbolo di una Guerra Fredda che ha fatto tremare, fino alla caduta del muro di Berlino, più di qualche polso politico e diplomatico. La base è rimasta attiva fino a metà degli anni ’90 circa, poi è stata chiusa. Ma la chiusura non ha impedito che l’abbandono ed i ladri prendessero il sopravvento, tanto che più di una volta le forze dell’ordine hanno “beccato” e denunciato qualcuno scoperto a portare via il rame dei cavi elettrici o altro materiale presente all’interno degli edifici che costituivano la base.

Ora in quei locali c’è rimasto ben poco se non la pesante presenza dell’abbandono, il silenzio, le erbacce e qualche testimonianza di un luogo che ha generato diverse paure collettive sulla perdita di una pace che per quasi mezzo secolo ha avuto il comune denominatore della precarietà. Adesso alle torrette del cancello d’ingresso non ci sono più guardie armate che urlano il “Chi va là”, ma solo una rete, sorretta da pali metallici, a tratti sgangherati, a proteggere cubicoli di cemento vuoti, dove i finestrini privi di vetri sono come piccoli occhi ciechi sull’oblio che l’abbandono porta.

Come sempre a corredo di questo servizio ci sono le foto di Devis Ph Vezzaro, creatore della pagina Facebook "I luoghi dell'abbandono" (link https://www.facebook.com/I-luoghi-dellabbandono-872168149502487/?fref=ts) e dell'omonima associazione culturale.

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