Clara, cento lavoratori rischiano il posto
I contratti a tempo determinato non saranno rinnovati. I primi saranno gli autisti
Contratti a tempo determinato a rischio in Clara, la società ambientale che cura la raccolta rifiuti in tutti i comuni ferraresi con l’eccezione del capoluogo e di Argenta.
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Nel corso di due incontri che si sono svolti ieri l’azienda ha annunciato ai sindacati che i primi 37 tempi determinati, tra i quali 30 autisti, non saranno rinnovati, per problemi legati all’applicazione del nuovo Decreto dignità e in vista della riorganizzazione dei servizi che sarà presentata all’assemblea dei soci il 4 settembre. Al loro posto sono previste assunzioni a tempo indeterminato con nuove procedure concorsuali (quindi non automaticamente le stesse persone oggi al lavoro), le prime delle quali saranno bandite a settembre, ma l’azienda al momento non è in grado di quantificare il numero di posti. Il problema si porrà anche per tutti gli altri tempi determinati presenti in azienda, un centinaio, man mano che si avvicinano le scadenze dei contratti. I sindacati hanno proclamato lo stato di agitazione e chiesto un incontro urgente con i soci.
I sindacati
"Nell'incontro del 27 agosto tutte le certezze ed i ragionamenti impostati in un anno di discussioni sono improvvisamente saltati. Niente stabilizzazioni del personale, niente internalizzazioni di servizi, niente piano industriale. Niente", scrivono in una nota congiunta le diverse sigle sindacali.
"Semplicemente, ci viene comunicato che esiste una importante criticità legata alla sostenibilità economica e finanziaria dell'azienda che implica il mancato rinnovo di tutti i contratti a tempo determinato. Per adesso. E nel prossimo futuro, che garanzie avranno gli altri 400 lavoratori? Un “buco”, quindi. Creato da chi? Da Area e/o da CMV nella precedente gestione? Ed i sindaci e consigli comunali che hanno approvato la fusione dov'erano? Ed il controllo analogo, previsto dalla norma in capo ai comuni, dov'è? Dal management di Clara? L'attuale gestione pare non essere stata in grado di costruire un piano industriale sostenibile, fino al paradosso che a due anni dalla fusione non esiste ancora un organigramma definito dell'azienda e che è stato richiesto ad un consulente esterno, pagato con soldi pubblici, di ricostruire un quadro delle professionalità esistenti all'interno della stessa".
"La soluzione prospettata è quella di ridurre del 25% la dotazione organica. Come se stessimo parlando di cravatte. O di pattume. Come se quelle cento persone non fossero necessarie al servizio di raccolta dei rifiuti. Come se a partire dal 31 agosto, data dei primi contratti a termine che non verranno rinnovati, i rifiuti cominciassero ad auto raccogliersi".
E ancora, "alla faccia della tutela dei servizi e della occupazione che aveva guidato il processo di fusione. Alla faccia del patto per il lavoro di Ferrara sottoscritto dagli stessi sindaci proprietari di Clara. Sappiano, sia il management di Clara che i sindaci proprietari, che non saranno i lavoratori e le lavoratrici a pagare colpe non loro. Le responsabilità vanno ricercate fra chi ha guidato Cmv e Area prima e Clara adesso, non su chi ha guidato i camion. La politica ha il compito di trovare le soluzioni a criticità che ha contribuito a creare. Per parte nostra, noi saremo nell'unico luogo dove ha senso stare. Al fianco dei lavoratori e delle lavoratrici che da oggi entrano in stato di agitazione. Per questo chiediamo a tutti gli utenti di essere solidali con i lavoratori rispetto a scongiurabili ma possibili disagi, sapendo che comunque il non affrontare seriamente il problema del governo di questa azienda si tradurrebbe ancora una volta nell'incremento dei costi sugli stessi utenti: una ragione in più per stare dalla parte di chi lavora seriamente".
La solidarietà
Il Pci, Federazione di Ferrara "apprende con preoccupazione lo stato di agitazione proclamato dai lavoratori della municipalizzata Clara spa. Si gettano così nell’incubo della disoccupazione decine di lavoratori e le loro famiglie! Inoltre l’Azienda continua a non fare chiarezza sulle voci di crisi economica che la vedrebbero coinvolta. Se crisi c’è, non la devono pagare i lavoratori ma invece chi ha causato questa crisi con scelte sbagliate.La soluzione non può essere sempre quella del taglio della forza lavoratrice. Esistono altre soluzioni come il taglio degli sprechi e dei benefit".
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