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Ferrara, il sindaco sulle barricate: Arquà non può fare la consigliera

Stefano Ciervo
Ferrara, il sindaco sulle barricate: Arquà non può fare la consigliera

Fabbri: “Ha inviato lettere con proiettili, problemi di sicurezza”. La reintegrata: “La Procura ha chiesto l’archiviazione, lo querelo”

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Ferrara Se è vero che Rossella Arquà andrà a sedersi nel “suo” scranno in mezzo al gruppo consiliare leghista, si preannunciano giorni roventi. La durissima nota con la quale il sindaco Alan Fabbri ha accolto, ieri mattina, la notizia del ritorno della consigliera “pentita”, infatti, cancella alla base ogni possibilità di riconciliazione, invocando addirittura questioni «di sicurezza». Secca in serata la replica.

La battaglia legale che la giunta ha intenzione di continuare «in tutte le sedi possibili» contro il reintegro s’intreccia con gli scenari politici che vedono la maggioranza in affanno. Una situazione della quale Fabbri ritiene co-imputato Fabio Anselmo, il legale di Arquà, finito nel mirino per il modo in cui la notizia ieri si è diffusa («mentre al Comune non è ancora stata notificata ufficialmente la sentenza, il testo completo questa mattina era già stato consegnato ai giornali»), ma anche per il suo lavoro sul caso: «Ci chiediamo se l’avvocato Anselmo, che ha assistito la consigliera Arquà in questi mesi nel tentativo, puramente politico, di riportarla a sede in consiglio comunale riducendo i numeri della maggioranza, ritenga deontologicamente corretto il suo comportamento o se non si tratti invece dell’ennesimo tentativo di fermare la nostra amministrazione con mezzi impropri che nulla hanno a che vedere con il bene dei cittadini e della nostra comunità».

Il fronte deontologico potrebbe quindi unirsi a quelli giudiziari sui quali il sindaco intende schierare il Comune. «La vicenda Arquà è diventata oggi davvero paradossale. Di fatto - è la sintesi di Fabbri - si tratta di far sedere in un consiglio comunale una persona che ha inviato, per sua stessa ammissione, lettere minatorie con proiettili ad un membro di giunta. Una situazione incresciosa che non è accettabile per quello che implica in termini di tranquillità dei lavori di un organo democratico e di sicurezza». Pensare che Arquà possa rappresentare i cittadini in consiglio comunale «ci sembra assurdo e non rispettoso per i cittadini e l’istituzione».

Alcune mosse della strategia anti-Arquà sono state svelate: «Ci rivolgeremo al prefetto per dirimere la questione dal punto di vista amministrativo e chiederemo alla Procura della Repubblica di chiudere celermente le indagini e di verificare se davvero si ritenga opportuno far accedere all’aula consiliare, come niente fosse, chi ha commesso tali atti minatori come ampiamente riportato sulla stampa». Il sindaco insiste sul fatto che «pochi mesi fa con la prima sentenza il Tribunale amministrativo regionale aveva ritenuto assolutamente valide le dimissioni dell’ex consigliera comunale sulla base delle stesse circostanze e che ora a distanza di pochi mesi ci viene chiesto di sostituire un consigliere comunale che legittimamente e doverosamente è subentrato in consiglio comunale, con un altro consigliere che ha volontariamente rassegnato le proprie dimissioni, dopo aver ammesso gravi comportamenti di rilievo penale. Anche questo è un fatto grave contro il quale ci muoveremo nei modo dovuti in ogni sede». Qui è già più difficile capire cosa intenda il sindaco: il regolamento consiliare non sembra offrire appigli; la maggioranza potrebbe prendere tempo con un ricorso al Tar da parte del consigliere destinato a lasciare il posto alla reintegrata. Fabbri però insiste che «è nostro dovere prima di tutto garantire la serenità e la sicurezza di tutti gli eletti, del personale dipendente e degli assessori e faremo il possibile per evitare che la serenità dei lavori in consiglio venga messa in discussione da chi strumentalizza politicamente una questione tanto grave e delicata».

La replica di Arquà è arrivata dopo qualche ora: «Già da tempo la Procura ha richiesto l’archiviazione per le buste contenenti proiettili che sarebbero arrivate in Comune. Il sindaco mi accusa falsamente di aver mandato questi proiettili. Avevo già querelato Naomo Lodi per aver detto le stesse cose. Querelerò anche il sindaco perché quello che afferma è ancor più grave», accusandolo di sapere dell’archiviazione. «Tornerò in consiglio comunale, che piaccia o meno a Alan Fabbri» conclude. 

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