E uscito il libro di Vittorio Emiliani sul padre del Duce. Una figura tenuta sempre in disparte
Mussolini, il fabbro di Predappio
David Bidussa
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La piazza di Forlimpopoli in una foto storica Prima anarchico e poi socialista riformista fu un vero figlio della Romagna
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FERRARA. Il 20 novembre 1910, ai funerali di Alessandro Mussolini, Sandrein come lo chiamano tutti, partecipa tutta la cittá di Forlì. La schiera di bandiere rosse che accompagna il corteo, è il vero protagonista di quel funerale: l'omaggio alla lunga battaglia politica che la Romagna gli rivolge, riconoscendo in quella vita la sua storia, le sue emozioni e le sue convinzioni: prima nell'entusiasmo anarchico, poi nella battaglia riformistica accanto a Andrea Costa (morto anch'egli il 19 gennaio di quell'anno). Quella di Alessandro è una morte che lascia Benito all'inizio della sua carriera ancora da socialista e con alcune avvisaglie di ció che dopo avverrá: da quel padre Benito erediterá, estremizzandoli, alcuni tratti focosi, l'anticlericalismo che nella Romagna ha una lunga tradizione, la depressione. Ma la sua memoria, per il Duce, è ingombrante. Quando Predappio diventa il luogo di pellegrinaggio dell'Italia fascista a cui si va a rendere omaggio all'altro re d'Italia, uno spazio nel pantheon della famiglia lo ha Rosa Maltoni, la madre (maestra, dedita alla famiglia, assunta dalla propaganda di regime come icona di quell'Italia degli umili che il fascismo esalterá negli anni dell'autarchia e della retorica rurale). Invece chi scompare è Alessandro Mussolini. A lui il figlio Benito riserva una memoria guardinga e anonima, dove rimane solo il suo mestiere di fabbro. Quella vita in altre parole è ingombrante. Perché? Il libro di Vittorio Emiliani (Il fabbro di Predappio. Vita di Alessandro Mussolini, il Mulino, 188 pagine, 15 euro) consente di capirlo. Alessandro Mussolini è un prodotto della storia della Romagna dell'Ottocento. Sanguigno, e smodato secondo un canone che la letteratura e il senso comune hanno costruito (e che Giovanni Guareschi ha rinverdito nel secondo dopoguerra), anche se con misura; fedele alla famiglia, ma non insensibile alle storie extramatrimoniali; spaccone, ma buono; soprattutto anticlericale; vicino alle correnti dell'anarchismo dopo la Comune di Parigi, poi socialista. Più appassionato di politica che non del lavoro in bottega, Sandrein è la rappresentazione del socialismo romagnolo delle origini: governo locale contro Roma; autorganizzazione dal basso contro le grandi macchine dei partiti; convinzione che il futuro sta nella costruzione della forza economica e politica della cooperazione. Quella storia si condensa in due lotte essenziali nell'Italia liberale e in cui la cooperazione sará il protagonista: 1) bonifica e prosciugamento delle paludi nella piana pontina; 2) imponibile di manodopera a favore dei braccianti. Anselmo Marabini e Nullo Baldini sono le figure principali e i luoghi di quella storia stanno tra Molinella e Ravenna. Ovvero il terreno, gli uomini e le istituzioni contro cui Mussolini e il suo movimento hanno combattuto tra 1919 e 1922, muovendosi lungo le dorsali della diffusione delle Camere del lavoro e che hanno distrutto. E dove, invece, sta tutta la vita di Alessandro Mussolini.
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