Gonella, ritratto di un giullare
Divertì gli Estensi, ma rischiò la vita per uno scherzo. La mano di Fouchet lo immortalò
Può accadere che ritratti famosi, eseguiti da artisti celebrati, non tramandino le fattezze di re, papi e nobili, ma di personaggi umili, e socialmente deboli. E' il caso di un piccolo dipinto su tavola (cm.36x24) del Kunsthistorisches Museum di Vienna, attribuito al grande pittore francese Jean Fouquet, il Ritratto del buffone Gonella. Gonella (o Gonnella) è il nome d'arte di un giullare della corte estense, al quale Carlo Ginzburg dedicò un breve saggio (62 pp.), bello ma impreciso, che ha richiesto una dotta confutazione lunga ben 538 pagine da parte di Giancarlo Schizzerotto, data la complessità del tema. Nel ritratto a mezzo busto vediamo un uomo non giovane, a braccia conserte. Indossa un abito modesto a strisce colorate con due enormi bottoni sopra una camicia, ed ha in testa una berretta rossa bordata di pelo, che ha una lunga "coda" che termina con un campanellino, quindi il tipico vestiario da buffone. E' trasandato, la barba di qualche giorno, gli occhi azzurri con le rime palpebrali arrossate. Per Ginzburg si tratta di una sorta di parafrasi dell'umiltà dell'offeso Cristo come Ecce Homo. Pare vi sia stato a Ferrara più di un buffone noto come Gonella, a partire dal Trecento di Obizzo III d'Este, al servizio della corte almeno fino a metà '400. Storie vere e verosimili dei diversi Gonella sono descritte da letterati come Villani, Pontano, Castiglione, Bandello, Sacchetti, Muratori ecc. Persino Baudelaire in Spleen di Parigi (1863) riecheggia Gonella in un suo personaggio, come rileva Jean Starobinki. E Gadda ne scrisse un testo teatrale. L'avventura più citata è quella che vede Gonella fare uno scherzo al marchese di Ferrara (per lo più indicato in Nicolò III): per guarirlo dalla febbre lo spinge nel Po, perché si credeva che uno spavento potesse essere utile per un malato. Viene condannato a morte, e poi graziato, ma, in alcune versioni, la paura lo stronca. Le burle di (o dei) Gonella sono pesanti, e grevi, come quando distribuisce alla nobiltà confetti al ripieno di...escrementi. Una dinastia di celebri buffoni prosperò anche in Francia, e il suo nome, Triboulet, è noto per via del bassorilievo e della medaglia che immortala uno di loro, opere del raffinato scultore Laurana.
Nel 1981 Otto Pächt ha efficacemente ricondotto il ritratto d'uomo di Vienna (prima attribuito a Bellini, o a van Eyck) alla mano di Jean Fouquet, forse il maggior artista francese del suo tempo, attivo con certezza in Italia, e secondo Ginzburg pure a Ferrara, anche se i documenti da lui proposti per dimostrare il soggiorno ferrarese di Fouquet non hanno in realtà alcun collegamento con l'artista, come lo studioso ha ammesso in una comunicazione successiva al libro citato.
Che Fouquet abbia ritratto un buffone è certo, anche se non tutti concordano sul fatto che si tratti di Gonella. Repliche e copie dell'opera abbondano, e proprio una versione seicentesca del ritratto, già in una collezione ferrarese, recante la scritta Il vero ritrato del Gonela (sic) avrebbe influenzato il riconoscimento del soggetto, di fatto solo presunto, ma non del tutto improbabile. Questo dipinto, noto attraverso una fotografia, allarga l'immagine del soggetto, che nel quadro originale è costretto in un taglio della figura assai angusto. Ma esiste una versione ancora più ampia della persona del buffone, in una copia del ritratto che fa parte delle collezioni dei Musei Civici di Padova: qui Gonella è inquadrato pienamente, senza riduzioni laterali alla figura, che nel dipinto di Vienna costringe e quasi proietta versa l'esterno la sua fisicità. La modesta tela di Padova, trascurata dalla critica, è forse copia di una copia, ma rimette in gioco le tematiche legate alle misure originali del Fouquet.
Micaela Torboli
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