E’ morto Gardini, un grande della lirica
Originario di Poggio Renatico ha lavorato come maetro di canto e direttore nei maggiori teatri del mondo
POGGIO RENATICO
Ubaldo Gardini era tornato a Poggio Renatico suo paese natale, la scorsa estate insieme alla moglie giapponese Reiko, perché non si sentiva bene; la malattia però non gli ha dato scampo e ieri mattina all’ospedale S. Anna, nel reparto di Medicina d’Urgenza, il maestro di canto è spirato ad 87 anni.
Molti anni fa si era trasferito a Londra dove sono nati i suoi tre figli che oggi vivono rispettivamente a New York, a Brighton e nella capitale inglese, poi andò al Metropolitan di New York ed infine 25 anni fa in Giappone per insegnare all’Università di Tokyo come si interpreta un’opera lirica italiana. Per quasi vent’anni, dalla fine del 1960, Ubaldo Gardini, che aveva lavorato con Luciano Pavarotti e i più grandi interpreti della musica lirica era stato coaching ovvero maestro di bel canto per i cantanti, a Coven Garden, Glyndebourne, Met e per importanti etichette discografiche. Grandi nomi del panorama lirico sono stati preparati dal musicista poggese che era un violinista di formazione, mandolinista per divertimento, appassionato delle opere di Mozart ma anche esperto di dialetti italiani e di stili di versificazione. A lui è stato dedicato il Focus del volume “Preparing an operatic Role” in cui sono raccolte le testimonianze di più di trenta dei suoi pupilli fra cui Josè Carreras, Dame Janet Baker, Thomas Allen, Hildegard Behrens, Frederika von Stade, Jessie Norman, Renè Fleming, Ruggero Raimondi e di direttori come Mark Elder e Colin Davis. Ne emerge il ritratto di un artista straordinario e di un uomo estroverso, con una energia inesauribile, uno sterminato patrimonio di conoscenze, una grande ironia che ne hanno fatto un personaggio dalla grande professionalità . «Era uno zio straordinario - ricordano i nipoti Michele e Annalisa - che avevamo il piacere di rivedere quasi ogni anno, cioè quando nel periodo estivo tornava alla sua Poggio Renatico. Non c’era riposo per lui, ed infatti anche in quei mesi continuava a dare lezione alle sue allieve giapponesi che lo raggiungevano qui. Passando sotto le finestre della sua casa si sentivano ad ogni ora musica e canti». A Poggio Renatico vive anche il fratello Luigi a poca distanza dall’abitazione del maestro che è comprensibilmente ancora sconvolto per l’improvvisa scomparsa di Ubaldo. «La vicinanza delle nostre abitazioni ci portava a condividere molte ore della giornata quando mio fratello tornava a Poggio Renatico. Era un uomo con grandi qualità umane, grande passione per la musica ma soprattutto una grande preparazione che gli è stata riconosciuta ad alti livelli in città prestigiose come Londra, New York e Tokyo. Nel Dna della nostra famiglia è presente la musica:io ho suonato per molto tempo la tromba nella Jazz Band di Cento e mio figlio Michele invece suona la batteria in un gruppo ma nessuno di noi è arrivato ai livelli di Ubaldo».
Margherita Goberti
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