L’affascinante Signora in rosa stregò Boldini
Rintracciato a Santiago un nipote di Olivia Sposata con un ambasciatore, morì nel 1977
di MICAELA TORBOLI
Non è certo un caso se per la copertina del catalogo e per i manifesti della mostra “Boldini, Previati e De Pisis. Due secoli di grande arte a Ferrara”, ospitata a Palazzo dei Diamanti per valorizzare le splendide opere dei Civici Musei d’Arte Moderna di Ferrara scampate dal terremoto di maggio, è stato scelto un ritratto di Giovanni Boldini, La signora in rosa. Si tratta semplicemente di un autentico capolavoro. Boldini la dipinse a 74 anni, sull’orlo della cecità, in quel 1916 funestato dalla guerra. Ma nulla nel dipinto trasmette negatività. La giovane appare fresca e spontanea. Il suo sorriso è ironico.
Le sopracciglia nere ad ala di gabbiano della donna sono al naturale e ricordano quasi quelle famose della rivoluzionaria pittrice Frida Kahlo, che arrivavano quasi a congiungersi.
Boldini, che aveva iniziato dipingendo romantiche donne in crinolina, qui è testimone di un progresso inarrestabile nel mondo femminile che si liberava dalle costrizioni anche nella moda. L’arte di Boldini si esalta sopraffina nel rendere l'abito modernissimo e sciolto di velluto di seta cangiante in mille sfumature di rosa ciclamino, che riprende e riverbera i colori dei fiori posati sul divano di raso e appuntati alla scollatura. Gli studi boldiniani non hanno dedicato molta attenzione alla bellissima giovane ritratta, e persino il suo nome è quasi sempre citato in modo scorretto.
Ho quindi pensato di chiedere lumi direttamente alla famiglia di lei, nella persona di uno dei suoi quattro nipoti, l’avvocato Francisco Antonio Fontecilla Lira, che lavora in un prestigioso studio legale di Santiago del Cile. L’avvocato parla un italiano perfetto, collabora con istituzioni italiane e con la nostra ambasciata in Cile.
Grazie alla sua squisita gentilezza e a quella di suo padre, ho avuto notizie di prima mano riguardo Olivia, la signora in rosa. O, meglio, la signorina in rosa, perché nel 1916 non era ancora sposata.
Olivia nasce nel 1890 a Santiago del Cile dalle nozze tra Daniel Concha Subercaseaux e Carolina Valdés Ortuzár. Le ricchezze personali danno modo a diverse famiglie cilene imparentate fra loro di portarsi spesso in Europa per viverne il mondo culturale frizzante. Boldini è richiestissimo dalle affascinanti e doviziose sudamericane per i suoi ritratti che costano più di una parure di diamanti. Anche la zia di Olivia, Emiliana Concha Subercaseaux (figlia di Melchor Concha y Toro e di Emiliana Subercaseaux Vicuña quindi sorella di Daniel) posa per Boldini, che la ritrae nel 1888 in bianco, in un grande pastello: l’opera è oggi conservata a Milano alla Pinacoteca di Brera. La nipote Olivia de Santiago Concha y Valdés la imiterà anni dopo. Ma il suo stupendo ritratto resta nell’atelier di Boldini, non lo possiederà mai, vedremo poi perché.
Nel 1923 Olivia, che ha il titolo di marchesa di Casa Concha, sposa a Santiago del Cile Mariano Fontecilla Varas che avrà una carriera brillante come avvocato, professore universitario, ambasciatore, ministro della Giustizia. La coppia ebbe un solo bambino, Mariano Fontecilla de Santiago-Concha (n.1924), che ha scelto la diplomazia come il padre ed è stato ambasciatore in vari paesi e alla Santa Sede: i suoi figli, nati dalle nozze avvenute nel 1950 con Isabel Margarita Lira Vergara, sono Mariano marchese di Montepío, Enrique marchese di Rocafuerte, Rodrigo e l'avvocato Francisco Antonio. Doña Olivia ha avuto una lunga vita. E’ morta a Santiago del Cile il 30 settembre 1977 con la benedizione speciale del papa, come si legge anche nella “Hemeroteca” on-line del quotidiano madrileno ABC dove si trova un “Aniversario” del 1983 nel quale il vedovo (anch’egli longevo: nato nel 1894, si spegnerà nel 1987) e i parenti ricordano l’illustre defunta.
