La recensione / "D'amore non esistono peccati"
Il romanzo di Roberto Pazzi nella lettura critica di Anna Maria Carpi
FERRARA Da un bel verso di Sereni, che si completa con "esistono soltanto peccati contro l'amore", Pazzi dipana non una storia ma una variopinta parata di personaggi letterari e di grandi scrittori. Il narratore premette di non trovare più la propria identità: soggiorna, in una primavera senza data, in un misterioso albergo, il cui nome Mon repos allude alla morte come vi allude il mare su cui il lussuoso edificio si affaccia e dal quale a magici intervalli verrà a lui l'amore, sotto le specie di una sirena.
Gli succede come a un remoto pittore cinese: di aver dipinto una barchetta in mezzo all'acqua con tale maestria da poterci si imbarcare e sparire nel nulla. Ma qui il nulla è liberatorio, quasi lieto, è solo lo spazio per eventuali metamorfosi. Chiaro il significato: è il sogno di entrare interamente nella propria arte, vagabondarvi e non esserci più come soggetto. Solo così lui parlerà, di giorno in giorno, con gli altri ospiti del Mon repos, Giulietta e Romeo, Abelardo ed Eloisa, Paolo e Francesca, Oscar Wilde, Proust, Michelstaedter, Leopardi, cavalcando fra le epoche e le care reminiscenze di una cultura letteraria che è la nostra. Questo è, più che la sirena, il vero oggetto d'amore del libro. Romanzo per le dimensioni, per il numero dei personaggi, per l'alternarsi di descrizione, riflessione e dialogo, non romanzo in quanto non ha una trama, ovvero ha semplicemente una direzione: il narratore, in prima persona, tira, come un poeta, verso se stesso.
Autori noti, viventi, oggi si dedicano a ri-scrivere dei romanzi famosi, per renderli accessibili a lettori - lettori per modo di dire - che non trovano più accesso alla complessità gli originali, e si fanno così complici del degrado delle nostre illustri letterature. Pazzi si dà invece tutto alla passione che noi portiamo a eroi e autori delle nostre letture giovanili e meno giovanili.
Chi non conosce la voluttà di andarsene a spasso fra tempi diversi e lontani e tra le finzioni e le biografie? Il bello è che Pazzi i suoi compositi fantasmi li fa parlare, e ci riesce con la massima naturalezza: è uno scrittore assai colto che utilizza con garbo i tempi e i luoghi che ci forniscono le storie letterarie, ma qui si parla come parliamo noi oggi, mentre qua e là echeggia, in piena armonia col contesto, la canzonetta popolare Fiorin fiorello l'amore è bello farlo con te.
Un romanzo leggero, certamente, di una certa quale dissennatezza giovanile, da cui il narratore si propone in extremis di risvegliarsi: il che sposterebbe la piacevolissima non-storia un po' in direzione del romanzo di formazione. Ma per fortuna non accadrà.
Anna Maria Carpi
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