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«Stavamo tutti dormendo Poteva essere una strage»

«Stavamo tutti dormendo Poteva essere una strage»

All’ospedale di Cona, sotto choc i turisti croati soccorsi e medicati a Ferrara Il gruppo in viaggio proveniva da tre diverse città: Zagabria, Spalato e Fiume

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Sono le dieci del mattino del 1º maggio quando incontriamo nella foresteria dell'ospedale di Cona, alcuni passeggeri del pullman croato che si era rovesciato intorno alle 3 di notte in prossimità Ferrara Sud. Al Sant’Anna sono 21 su 74, gli altri sono stati dirottati all'ospedale Maggiore di Bologna, al Delta ed in altri nosocomi; per un giovane di 27 anni però non c'è stato nulla fa fare (L’autista pur trattato dal 118 non è stato ricoverato). I feriti sono in massima parte i lievi, già medicati, come dimostrano bende sulla fronte, nelle gambe o nelle braccia; c'è un uomo con l'avambraccio già ingessato, ha i pantaloni e le scarpe completamente sporchi di fango e la camicia strappata e sporca di sangue; lo guardo e lui cerca di spiegare in un misto italiano - croato che non ha con sé né documenti né telefonino rimasti chissà dove sul pullman e che c'è invece un altro uomo ricoverato in ortopedia; si tratta del marito di Tania Milicic che parla bene l'italiano ed è un po' la portavoce del numeroso gruppo proveniente dalla Croazia e diretto a Roma. Il mio “Dobar dan” ( Buon giorno) suona quasi inopportuno ma serve per rompere il ghiaccio. «Erano forse le tre, ma non ne sono sicura perché stavamo tutti dormendo - racconta Tania che apparentemente sembra illesa - e per questo non ci siamo resi conto di quanto stava accadendo se non quando ormai era già troppo tardi. Cosa abbia causato l'incidente io non lo so; posso azzardare un colpo di sonno dell'autista che però non è ferito gravemente mentre lo è di più l'altro che stava riposando. Abbiamo avuto tanta paura e poteva essere una strage. Siamo un gruppo di persone che provenivano da tre diverse città: Zagabria, Spalato e Fiume e volevamo andare a visitare Roma. Mi scusi ma ora vorrei raggiungere mio marito in reparto se qualcuno mi accompagna…».

Un'infermiera del Pronto Soccorso si rende subito disponibile e Tania si allontana comprensibilmente ansiosa di andare dal marito, ma rimane Hidajeta Tutic, una gentile signora bosniaca, residente a Ferrara e chiamata fin dalle 5 del mattino per fare da interprete. E' tempestata di telefonate ma anche lei non sa molto dell'incidente e comunque rappresenta il riferimento per questi sfortunati turisti di comunicare con i medici. «Mi hanno chiamato appena i feriti sono arrivati in ospedale - riferisce - e ora sono a loro disposizione». Mentre erano in atto i rilievi sul luogo dell'incidente c'era già stato il contatto con la Croazia e la ditta che aveva fornito il pullman aveva inviato subito altri mezzi per riportare a casa chi era stato dimesso; per i parenti dei ricoverati c'era invece a disposizione la foresteria dell' ospedale.

Margherita Goberti