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Boldrini: via il segreto sulle sanzioni ai poliziotti

Boldrini: via il segreto sulle sanzioni ai poliziotti

L’appello dopo gli applausi agli agenti condannati per la morte di Aldrovandi La madre: no al perdono senza pentimento. Il ddl sul reato di tortura alla Camera

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ROMA. Via il segreto sui procedimenti disciplinari, accelerazione all’iter del disegno di legge che introduce il reato di tortura. A cinque giorni dall’ovazione riservata ai poliziotti condannati per la morte di Federico Aldrovandi al congresso del Sindacato autonomo di polizia, è Laura Boldrini a prendere posizione, facendo proprio l’appello del presidente della commissione Diritti umani del Senato, Luigi Manconi e sollecitando il capo della Polizia a valutare «la possibilità di togliere il segreto ai procedimenti interni», una materia regolamentata da un decreto vecchio di 33 anni (737 del 1981).

La presidente della Camera esprime indignazione per gli applausi del Sap, «un gesto provocatorio che non solo fa male a chi crede nella giustizia, ma danneggia soprattutto i tanti agenti che fanno il proprio dovere rispettando le regole». Ma soprattutto annuncia la prossima settimana la commissione Giustizia avvierà la discussione del disegno di legge che introduce nel codice penale il reato di tortura, già approvato al Senato. E mentre la Lega, con Mario Borghezio attacca («Misure pensate per criminalizzare poliziotti e carabinieri») e Forza Italia, con Simone Furlan accusa Boldrini di «strumentalizzare» la vicenda per fini elettorali, a chiedere di approvare subito la norma è Sinistra e libertà, con il coordinatore Nicola Fratoianni: «È il minimo per tutti coloro che credono nello Stato di diritto» dice, esprimendo preoccupazione per «le sguaiate contestazioni al capo della Polizia delle ultime ore», definite «inaccettabili e al limite dell’eversione».

L’Italia, del resto, è in ritardo di 25 anni rispetto all’ impegno di introdurre il reato assunto con l’Onu. Il disegno di legge - che non piace a Pd, Sel e M5S perché definisce la tortura reato comune - prevede un’aggravante se a commetterlo è da un pubblico ufficiale, con una pena dai 5 ai 12 anni (invece che dai 3 ai 10). In caso di morte della vittima la reclusione potrebbe toccare i 30 anni. Dopo le polemiche dei giorni scorsi, dunque, la tensione resta alta. «Io quei quattro non li perdonerò mai: non ci può essere perdono senza pentimento e gli eventi recenti vanno nella direzione opposta – dichiara la mamma di Federico, Patrizia Moretti – L’unico modo per me di passare oltre è che raccontino tutta la verità. Lo Stato adesso si è reso conto di qual è il problema che ha ucciso Federico in modo corale e ai massimi vertici. Se avessero espulso quegli agenti non ci sarebbero stati fatti successivi».

Ma il Sap torna all’attacco. In una lettera al presidente Giorgio Napolitano il segretario, Gianni Tonelli, porge le sue scuse se ha «offeso i valori fondanti della nostra comunità», nega che l’applauso sia «riconducibile» alla morte di Aldrovandi e ricorda che «ai colleghi coinvolti è andata una parte degli applausi, non certamente perché sono eroi, ma sono poliziotti che hanno patito e patiscono infinite tribolazioni dopo una sentenza per reato colposo sulla quale nutriamo legittimamente riserve». Tonelli, infine, punta il dito su giornali e tv, accusandoli di aver «falsato i tempi dell’applauso» e aver pubblicato foto «taroccate», con una stoccata alla Rai: «Mandati in onda falsi filmati».(m.r.t.)

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