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Il furgone si incaglia, fallisce il furto di cavalli

Comacchio, condannato a 4 anni e 4 mesi anche per simulazione di reato: aveva detto che il mezzo gli era stato rubato. Il giudice revoca l’indulto

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COMACCHIO. Quella sera tutto ha congiurato contro di lui: il furgoncino Iveco lo ha piantato in asso sul più bello, arenandosi nel fango e costringendolo a disfarsi degli undici cavalli appena rubati da un centro ippico comacchiese; i ripetitori hanno fatto la spia rivelando i suoi spostamenti e mandando all’aria il suo alibi; lui stesso si è tradito tornando sul luogo del misfatto, dimostrando di saperla molto più lunga di quanto volesse far credere. La somma di tutte queste imperfezioni per Rocco Bevilacqua, autotrasportatore di 37 anni, fa in tutto 4 anni e 4 mesi di reclusione: 2 anni e 8 mesi per tentato furto più un altro anno e 8 mesi per simulazione di reato, oltre alla revoca dell’indulto concesso dal Tribunale di Reggio Calabria per una precedente condanna.

Secondo la ricostruzione dell’accusa (viceprocuratore onorario Elisa Bovi), accolta dal giudice Landolfi, l’imputato nella notte tra il 21 e il 22 luglio 2009 aveva prelevato gli undici cavalli dal centro ippico e li aveva trasferiti sul furgone. Una faticaccia inutile, perché poco dopo il mezzo si era piantato nella melma. Dopo, immaginiamo, parecchi tentativi inutili di farlo ripartire, l’imputato si era visto costretto a cambiare i piani. Fuori tutti i cavalli: alcuni per essere legati nello spiazzo di una casa disabitata, altri liberi nelle campagne. Per sua sfortuna però il furgone incagliato era stato scoperto già il mattino successivo, quando i titolari del centro ippico avevano denunciato il tentativo di furto dei cavalli (presto recuperati) e i carabinieri di Comacchio avevano cominciato i sopralluoghi. Il furgone, senza segni di scasso o manomissione all’impianto di accensione, era risultato intestato a Bevilacqua, che aveva dichiarato ai carabinieri che il mezzo gli era stato rubato la notte prima, a mezzanotte e mezza. Agli inquirenti aveva dichiarato anche che quella sera si trovava in un ristorante sulla Romea, nel Ravennate, e che il furgone gli era stato rubato mentre era parcheggiato nelle vicinanze del locale. Per sua sfortuna le indagini hanno smontato la sua ricostruzione. Primo: il suo telefonino aveva agganciato alle 21.55 e poi ancora alle 22.38 le celle nell’area del centro ippico, a chilometri di distanza dal ristorante. Secondo: per essere rubato il furgone era stranamente integro. Terzo: prima ancora che i carabinieri gli comunicassero il luogo esatto del ritrovamento del mezzo, Bevilacqua era già tornato al furgone, ignaro che in quel momento i militari fossero appostati e lo stessero osservando. Tutti elementi che hanno convinto il giudice sulla colpevolezza dell’imputato. Considerata la recidiva (l’uomo è detenuto in Sicilia) il giudice ha stabilito una condanna anche maggiore delle richieste dell’accusa.

Alessandra Mura

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