Stalking per la figlia: condannato
Appostato sotto casa dell’ex per vedere la ragazza: due anni di pena al padre
È stato condannato a due anni per stalking, per le ripetute presenze e attese sotto casa della ex moglie, ma il suo scopo - come ha ribadito al giudice - non era perseguitare la donna da cui si era separato, ma sperare di incontrare la figlia che non aveva visto crescere. E che nel corso del processo ha però detto chiaro e tondo che del padre non ne vuole più sapere. È un caso di stalking particolare, quello approdato ieri pomeriggio alla sentenza di primo grado, non solo perché - a detta dell’accusato - qui non c’entravano gelosie e rivalità, ma l’insistenza di un padre che non si rassegnava a perdere la figlia. Ma che in ogni caso, secondo la sentenza, nulla toglie al carattere opprimente e persecutorio dell’atteggiamento tenuto dall’uomo per tanti anni. La vicenda infatti ha radici lontane, prima ancora che il reato di stalking fosse introdotto in Italia. Nel 2012, stanca degli appostamenti sotto casa, la ex moglie (poi costituita parte civile attraverso l’avvocato Cristian Altieri) sporge denuncia e gli elementi raccolti dagli inquirenti portano l’uomo a processo per stalking. Il giudice Landolfi, accogliendo le osservazioni della difesa (avvocati Michele Chiaromonte e Simona Maggiolini), ha riconosciuto come stalking solo gli episodi avvenuti dopo il 2009, data di introduzione del reato. «Riteniamo che la condanna sia eccessiva - commenta l’avvocato Chiaromente - Aspettiamo le motivazioni della sentenza, ma fin d’ora siamo intenzionati a ricorrere in Appello, perché crediamo che ci siano i presupposti per un’assoluzione. Il nostro assistito non ha mai avuto alcuna intenzione ostile nei confronti della ex moglie, nè è mai emerso nulla in questo senso tra gli episodi contestati. La sua unica speranza era scorgere la figlia che non vedeva da anni. E anche per quel che riguarda le contestazioni, gli episodi provati sono limitati». (a.m.)
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