Violenza in famiglia I bambini vittime silenziose
Il punto di vista dei più piccoli messo in primo piano da esperti del settore Un interessante riflettore sui meccanismi che regolano la giustizia minorile
Un mondo ancora sommerso quello della violenza di genere, occultato come spazzatura sotto il tappeto dell'omertà, della paura, dell'apparenza da salvaguardare. Per sollevare quel tappeto e mostrare ciò che cela inchiodando ognuno alle proprie responsabilità umane e penali, sono fondamentali iniziative come quella ideata da Elena Buccoliero (giudice onorario al Tribunale per i Minorenni di Bologna e referente dell'ufficio Diritti dei Minori di Ferrara) e da Caterina Del Torto (Movimento Nonviolento). Il progetto “Violenza di genere e rete locale” (finanziato dal Comune di Ferrara e dal dipartimento per le pari opportunità) ha impegnato per 18 mesi la realtà ferrarese sul tema della violenza sulle donne nelle relazioni di intimità e ha avuto grandissimo riscontro di pubblico lo scorso 29 aprile con la lettura teatrale “I bambini non hanno sentito niente” presso il Wunderkammer di via Darsena. Lo spettacolo (scritto dalla stessa Buccoliero) ha visto cinque attori (Micaela Casalboni, Paolo Fronticelli, Paola Roscioli, Ida Strizzi e Fabio Mangolini, quest'ultimo anche regista insieme ad Andrea Paolucci) interpretare testi tratti dall’esperienza professionale della Buccoliero. Non autentici stralci di verbali, ma un collage di reali casi e testimonianze a comporre due storie agghiaccianti nel loro contenuto dalla stesura efficace nel far percepire allo spettatore quanto frequenti e plausibili siano queste vicende. Rivolgendosi a un giudice invisibile, i cinque interpreti hanno impersonato vittime, carnefici e soprattutto le vittime “di sponda”: i bambini. Il titolo è già una dichiarazioni di intenti: in quella frase c'è tutto il disperato tentativo auto assolutorio delle parti in causa, trito e ritrito nelle deposizioni a seguito di interventi delle forze dell’ordine in casi di violenza domestica, nei processi, fino ai colloqui con gli organi preposti al monitoraggio delle donne maltrattate, degli uomini violenti e dei minori coinvolti loro malgrado e spesso segnati a vita da questi drammi. Il punto di vista dei bambini messo in primo piano a disilluderci dalla loro impermeabilità, il barlume di confusa consapevolezza che talvolta affiora negli uomini e lo strenuo tentativo delle donne nel minimizzare quanto subìto per tenere insieme la famiglia, ma anche un interessante riflettore sui meccanismi articolati che regolano la giustizia minorile in situazioni familiari complesse.
Matteo Pedrini
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