Camera di Commercio contro la rottamazione
L’ente camerale ferrarese individua nel sottosegreterio Delrio un alleato per evitare l’eventuale scelta del Governo di una soppressione dei poteri
Prima riunione, ieri mattina, per la nuova giunta della Camera di Commercio guidata da Paolo Govoni. All’ordine del giorno c’era l’elezione del vice e, come messo in preventivo, sarà Giulio Felloni a ricoprire l’incarico in Largo Castello. Nessuna sorpresa: il voto è stato palese e unanime. Per la soddisfazione del presidente provinciale dell’Ascom: «È un ruolo di grande responsabilità – afferma – in una squadra di altissimo livello che può contare su una struttura condotta dal segretario generale Mauro Giannattasio. Sappiamo, noi che facciamo impresa, quanti problemi ci siano giornalmente; come Camera abbiamo il compito di renderli più facilmente risolubili. Lo spirito deve essere quello di unire anziché dividere: svestiamo le nostre casacche – conclude Felloni - con l’obiettivo di agire per il bene comune». Il neovicepresidente non godrà di nessuna indennità aggiuntiva rispetto ai 2.500 euro lordi a testa garantiti al resto dei consiglieri, ossia Andrea Benini (cooperazione), Gisella Ferri (industria), Nicola Gherardi (agricoltura), Alessandro Osti (commercio), Massimo Piva (agricoltura), Luigi Zepponi (agricoltura) e Donatella Zuffoli (artigianato). Al presidente Govoni vanno 30mila euro lordi nell’arco di dodici mesi, «eppure c’è gente che mi chiede se davvero ne guadagno 300mila - sorride l’interessato -, la verità è che i compensi ferraresi sono sensibilmente inferiori che nelle altre Camere».
Tema sensibile, il costo del settore pubblico e quello connesso della trasparenza. L’istituzione camerale rimane indiziata di soppressione. In consiglio dei ministri si conta però su un alleato. Siede accanto al presidente Renzi, che non hai mai fatto mistero che l’abolizione rientra nel novero delle concrete possibilità: il suo nome è Graziano Del Rio. Il sottosegretario ha partecipato, il 29 aprile, all’assemblea generale di Unioncamere. «Sarà perché è stato sindaco – racconta Govoni – ed è uomo pragmatico, sta di fatto che Delrio ha aperto con grande positività alle nostre proposte. Quindi il governo non ha una posizione precisa e definita sull’argomento». Le Camere di Commercio hanno deliberato un progetto di autoriforma per scansare la “rottamazione” più classicamente renziana («posizione che non condividiamo – ribadisce Govoni -, il ritiro delle deleghe camerali sarebbe un danno, significherebbe chiudere le imprese: non costiamo nulla allo Stato, anzi restituiamo risorse»); lo schema prevede una scrematura sulla base di alcuni criteri: economicità, equilibrio di bilancio, efficienza e costi standard. «A Ferrara – riprende il presidente – abbiamo indici nettamente migliori che altrove, il 70% degli stanziamenti va a bandi e solo il 30% alla struttura interna. Qui le carte sono in regola». Le aziende sono dalla parte della Camera, sostiene Govoni, «mi risulta che alcune abbiano, di loro spontanea iniziativa, mandato mail all’indirizzo rivoluzione@governo.it per dirsi contrari alla chiusura». Avanti tutta, quindi. Intanto, a pochi giorni dal suo insediamento, la giunta ha varato “Lavorare a Ferrara”, piano a sostegno dell’occupazione: 500 milioni per attuare misure straordinarie in un arco temporale che va dal brevissimo periodo, attraverso gli incentivi diretti alle imprese per assunzioni di lavoratori a tempo indeterminato o la stabilizzazione di lavoratori già presenti in azienda, fino a prospettive di più lungo termine, attraverso per esempio i voucher per nuove imprese. Tra le azioni previste, anche interventi finalizzati a contrastare la delocalizzazione.
Fabio Terminali