Tennista morì a 20 anni, prosciolti i medici
Erano accusati di omicidio colposo per il decesso di una promessa dello sport, Mattia Govoni, di Dosso
DOSSO. L’inchiesta sulla morte di Mattia Govoni, 20 anni, di Dosso di S. Agostino, si è chiusa con il proscioglimento dei due medici indagati con l’accusa di omicidio colposo. La notizia è stata riportata ieri dal sito internet ‘Parma - Repubblica.it’, la città dove era stata aperta l’inchiesta. Il giovane, promessa del tennis agonistico, fu stroncato da un malore il 5 settembre 2010, subito dopo aver disputato un match al Tennis Club President di Montechiarugolo (Pr).
Il dramma ebbe una grande risonanza nel mondo dello sport. Il ventenne era tesserato con l'associazione dilettantistica bolognese Tennis Club Decima. La Procura di Parma dispose l'autopsia e aprì un'inchiesta su eventuali responsabilità mediche nella tragedia.
Finirono sotto inchiesta due specialisti bolognesi che, secondo le accuse, avrebbero certificato l'idoneità del ragazzo alla pratica del tennis agonistico omettendo di svolgere un accertamento che avrebbe consentito di diagnosticare una cardiomiopatia ipertrofica.
Ieri, al termine dell'udienza preliminare, il gup Alessandro Conti ha disposto il non luogo a procedere nei confronti dei due sanitari perché il fatto non sussiste. Secondo il sito internet l'accusa sarebbe intenzionata ad impugnare la decisione in appello.
La famiglia Govoni è molto conosciuta nella frazione di S. Agostino e dintorni. «La vita di Mattia ruotava attorno al tennis - aveva dichiarato alla ‘Nuova Ferrara’ il padre Maurizio - Era molto bravo, lo dicevano tutti. Ed era bravo non soltanto nello sport. Frequentava il secondo anno della facoltà di scienze motorie all'università di Ferrara». Aveva iniziato a giocare a tennis a 8 anni - aveva ricordato ancora il padre - e i primi colpi con la racchetta li aveva tirati al Tennis Club di Sant’Agostino. Nel 2010 militava nella squadra di San Matteo della Decima (Bo). «Era un ragazzo sano come un pesce - aveva dichiarato ancora il papà - aveva tutti i certificati di idoneità sportiva rilasciati dalle competenti autorità».
