La Nuova Ferrara

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«Ho applaudito, restituisco la medaglia»

«Ho applaudito, restituisco la medaglia»

Aldrovandi, il poliziotto Caprini (Sap) scrive a Napolitano dopo il sostegno ai condannati: decida lei se sono ancora degno

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«Ho applaudito i colleghi condannati per reato colposo in seguito alla tristissima vicenda della morte di Federico Aldrovandi», e ora «Le comunico che intendo restituire la medaglia e il titolo di Cavaliere della Repubblica, in quanto comincio a dubitare di esserne degno». In questi due passaggi, inseriti in tre cartelle di riflessioni e “confessioni”, si condensa la scelta evidentemente sofferta che Luca Caprini, ispettore capo di Polizia e sindacalista Sap con «trent’anni di carriera», ha comunicato direttamente al presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano. Medaglia e titolo che il poliziotto ferrarese (candidato nella lista Insieme in Comune in quota Udc) vuole restituire, sono arrivate «per aver tratto in salvo una donna dall’annegamento. Ho fatto, nell’occasione, il mio Dovere - scrive Caprini - e qualcuno mi ha ritenuto meritevole di encomio pubblico». Dopo le laceranti polemiche che hanno seguito gli applausi del congresso Sap, Caprini ha maturato il clamoroso gesto, «a Lei valutare se io sia ancora degno di appuntare queste onorificenze sul mio petto».

L’ispettore ferrarese scrive «dopo una lunga sofferta riflessione al termine della quale ho amaramente dovuto ammettere a me stesso che la mia categoria professionale, anche quando svolge con dedizione e spirito di sacrificio il proprio dovere, viene posta da vaste fasce della popolazione, ma anche da rappresentanti della politica, nel peggiore dei ruoli: in quello di oppressori e torturatori della povera gente». Si è arrivati a questo, continua la lettera, dopo «anni di campagna mediatica di certa parte della politica e di gruppi d’opinione», e il risultato è che «ogni comportamento alle Forze dell’Ordine, in questo Paese, diviene oggetto di discussione, di critica, di attacco. Tutti possono permettersi di dire di tutto, senza che le Istituzioni ribattano e nessuno li difenda». L’applauso ai colleghi condannati? «Mi creda, signor Presidente, nulla aveva a che vedere con quanto a loro contestato e se così fosse sarei giustamente da considerare un essere dall’animo mostruoso e di nessun onore». L’applauso era «di vicinanza umana (di una trentina di secondi) a causa del pianto in cui sono scoppiati (...) Lo stimolo che mi ha portato ad indirizzare una parte del mio applauso ai tre collechi è, forse, il medesimo che porta Lei a recarsi nelle carceri», quindi «una doverosa manifestazione di carità umana e di misericordia nei confronti di chi soffre e patisce, fosse anche colpevolmente». I condannati «vengono chiamati assassini in ogni occasione, nonostante che i due gradi di giudizio di merito e quello di legittimità abbiano parlato sempre di eccesso colposo (...) Il povero Federico Aldrovandi è la prima vittima di questa storia, la sua famiglia soffre tutt’ora per la gravissima perdita, ma anche i miei colleghi, signor Presidente, pagheranno per tutto il resto della loro vita il fatto di essersi trovati per Dovere, in quel posto e in quel momento in una situazione difficilmente gestibile».

Caprini conclude con un’annotazione personale: anche lui si è trovato a «contenere persone in stato di alterazione psico-fisica. Mi è già successo tante volte e spesso mi sono reso conto che le cose sono andate bene unicamente per buona sorte». Tutte cose che il poliziotto ferrarese potrà ripetere stasera, alle 21.10 su Rai2, a “Virus” di Nicola Porro.