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Il taglio dei cartelloni elettorali? Deciso a Roma, non in Comune

Il taglio dei cartelloni elettorali? Deciso a Roma, non in Comune

Alle proteste dei 7 candidati sindaci risponde l’Ufficio elettorale: postazioni dimezzate dal parlamento Zamorani però chiama in causa la Prefettura sugli spazi per i banchetti: ci sarà un seguito

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Solo contro tutti, il sindaco Tiziano Tagliani non intende cedere terreno in questa battaglia di posizione sulle regole della campagna elettorale. Non ha risposto direttamente a chi lo ha apostrofato come «piccolo Putin», accusandolo di aver ridotto gli spazi e i tempi per la propaganda elettorale a beneficio della “macchina” Pd, ma ha lasciato il campo al suo Ufficio elettorale. Una nota tecnica, quella firmata dalla dirigente Luciana Ferrari, che affronta solo una parte dei rilievi evidenziati, con il clamoroso sit-in dell’altro giorno allo Scalone, da cinque candidati sindaci e due rappresentanti di liste. A chi, Marica Felloni in particolare, ha lamentato che i cartelloni elettorali sono stati ridotti a 25, con molte frazioni scoperte, a differenza di quanto succede per le elezioni europee, la nota sottolinea che «gli spazi per le affissioni sono stati ridotti dal Parlamento italiano ai sensi della legge 147 del 2013 (Legge di stabilità, ndr) che, oltre ad aver abrogato completamente la propaganda indiretta, ha disposto la riduzione della metà del numero delle postazioni destinate alle affissioni comunali»: quindi si è passati da 50 a 25 postazioni. Pure la pubblicità fonica è disciplinata dalla legge, e l’incontro in Prefettura del 24 aprile con tutti i rappresentanti politici, richiama la nota, è stato convocato proprio «per raggiungere un accordo sulla esatta, corretta e uniforme, applicazione delle disposizioni di legge contenente la disciplina della propaganda elettorale, compresa la pubblicità fonica». L’Ufficio elettorale, conclude Ferrari, «applica le disposizioni che valgono per tutti i candidati sindaci».

Nulla al proposito della questione principale posta dai sette “ribelli”, cioè la scarsa disponibilità di spazi e tempi (3 ore, contingentate, no dopo le 20) per i banchetti elettorali, tenuti fuori per motivi contingenti dalle piazze Trento Trieste e Municipio. A questo proposito Mario Zamorani (Un’Altra Ferrara), il promotore della protesta, tira in ballo la Prefettura: «Il verbale dell’incontro in Prefettura impegna il Comune a “ampliare” gli spazi già previsti. A inizio settimana ho posto il problema al dirigente prefettizio Martorano, il quale ha preso atto chiedendo qualche giorno per approfondire. Sto attendendo gli esiti della verifica». L’idea di tornare in Prefettura, chiedendo un incontro di chiarimento sugli aspetti al centro delle contestazioni, si sta facendo strada tra gli animatori della protesta, come pure quella di un banchetto notturno, e quindi abusivo: «La prossima settimana ne parlerò con gli altri candidati, a partire da Anselmi e Morghen» è la “minaccia” di Zamorani. Certo una campagna elettorale così acida non si era mai vista.

Stefano Ciervo

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