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Vedere Ferrara con l’occhio del gigante volante

Vedere Ferrara con l’occhio del gigante volante

Dino Marsan racconta la sua avventura creativa E mette a disposizione i suoi video ai nostri lettori

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Ferrara mai vista. Recentemente la Nuova online ha offerto ai lettori un video realizzato da Alessandro Soriani. Quelle immagini hanno suscitato curiosità ed emozioni. Dino Marsan, che è un veterano nell’uso dei droni, scrittore di libri densi di foto e immaginazione, da oggi propone i suoi video, così da allargare la galleria e sorprendere i ferraresi e non solo.

Illustratore e fumettista per passione, impiegato Enel per esigenza e professione. Per raccontare la storia di Dino Marsan, ferrarese impegnato da anni nel mondo dell'immagine, bisogna fare un salto indietro nel tempo; quando ancora macchine digitali e droni erano fantascienza.

«Tra i diciotto e i ventitré anni disegnavo fumetti, mi piaceva moltissimo poi per esigenze personali ho lasciato che questa passione restasse tale e ho iniziato a lavorare all'Enel. Eravamo una famiglia numerosa, avevo bisogno di ritagliarmi la mia indipendenza e quindi ho fatto una scelta dettata più da fattori esterni piuttosto che da una volontà interiore. Nonostante questo, ho coltivato negli anni il mio interesse per la fotografia e per le nuove tecnologie cercando di restare sempre al passo con i tempi».

Nel corso del suo racconto Marsan dice spesso di essere un autodidatta; un autodidatta creativo e propositivo per l'esattezza.

«Mi piace seguire l'ispirazione del momento, creare e proporre un punto di vista differente della realtà, immortalare cioè non "solo" ciò che è ma cercare di restituire allo spettatore, e a me in primis, una visione diversa delle cose». Quando negli anni Ottanta ci fu il boom della fantascienza, Marsan vi si lanciò a capofitto e iniziò a partecipare a varie convention nazionali, prese contatti con editori, cercò insomma di ampliare il suo mondo attraverso un nuovo filone che stava crescendo e avrebbe spopolato.

«Mi sono sempre interessato alle nuove tecnologie ma non sono mai stato schiavo di esse. Mi sono avvicinato molto presto al computer, all'illustrazione digitale… ma il mio punto fermo resta la fotografia. Quando avevo diciotto anni mio padre mi regalò una Canon Reflex, la mia prima macchina fotografica (che conservo ancora) e insieme ad un amico creammo la nostra camera oscura. Sviluppavamo noi stessi le foto che facevamo e già all'epoca mi piaceva sperimentare non solo sugli scatti ma anche sui formati e sulle tipologie di stampa». I volti e la gente, restano per lui i soggetti più interessanti anche se nel corso degli anni si è dedicato anche a paesaggi, monumenti, edifici ma «nelle persone si può catturare un'essenza difficilmente afferrabile in altri contesti. Cerco sempre spunti originali, non mi piace ripetermi e forse un tempo tutto ciò era più facile». Dino Marsan negli ultimi anni ha pubblicato anche quattro libri, di cui tre appartenenti al mondo dell'immagine: “Alle porte di Ferrara” (2007), “I volti del mercato. Ferrara anni 70” (2009) e “Ferrara nell'occhio del gigante” (2013). In mezzo a questi ultimi due c'è “Impulsi di gloria” (2010), una sorta di diario di bordo che racconta i primi cinque anni di vita di ImpulsesArt, l'associazione culturale della quale è fondatore. Nell'ultimo biennio Marsan si è avvicinato al drone (l’apparecchio grazie al quale è possibile effettuare foto e riprese dall'alto, scoperto su grande scala dopo il terremoto del 2012) e all'inizio l'approccio non è stato per nulla semplice: «È stata sempre questo mio bisogno di originalità a farmi scoprire il drone. Volevo dare movimento all'immagine per espandere la fantasia. Sono alla continua ricerca di nuove emozioni. Sono rimasto folgorato dall'apparecchio perché ho capito che era la strada per ottenere nuove inquadrature ma era anche una nuova sfida per me. Dopo tante prove ora riesco a guidare la macchina e ne sono felice. “Ferrara nell'occhio del gigante” (il libro del 2013), raccoglie una serie di immagini scattate dall'alto. Curiosità e passione - conclude - sono il motore di tutto. Senza di esse le strumentazioni sofisticate e all’avanguardia non servono a molto; oppure, non servono a catturare la realtà da angolature diverse».

Samuele Govoni