Biancaneve e i sette nani. Ovvero la campagna elettorale stitica
È una partita tecnica. O gli otto concorrenti temono chissà quali sorprese, oppure sanno già chi vince.
di STEFANO SCANSANI
di STEFANO SCANSANI
Stitica, fiacca, anestetizzata. Non trovo altre parole per pitturare con tre segni la campagna elettorale per il rinnovo del consiglio comunale e l'elezione del sindaco di Ferrara. Non c'è confronto, competizione, sane botte e sante polemiche. Le ipotesi sono due: o gli otto candidati sanno già come va a finire, oppure il dibattito langue quando invece dovrebbe infocarsi con un ardimento combattentistico e le bandiere issate sugli argomenti che fino a pochi giorni fa gridavano forte. Faccio qualche esempio. Nessuno degli otto parla ad alta voce della questione dell'ospedale di Cona con tutte le sue battaglie e responsabilità. Non c'è un condottiero degli otto che brandisca la clava della geotermia a Malborghetto, che in tempi recenti pareva l'oggetto primario del contendere. Ogni tanto, ma senza foga, qualcuno degli otto parla di economia locale stramazzata più che altrove, di disoccupazione giovanile, di dove deve andare e che cosa diventerà Ferrara nei prossimi cinque anni. Il confronto fra gli otto concorrenti rischia di ridursi a una accerchiamento di sette contro uno.
Cioè di tutti contro l’uscente sindaco Tiziano Tagliani il quale bene se ne guarda dal partecipare a scontri diretti, competizioni con i guantoni. Si lascia assediare nel suo fortino, erto sullo Scalone del municipio. Lui della pressione degli avversari se ne fa un baffo (una barba, nel caso).
Perché i temi forti sino ad ora affrontati al chiuso e all’aperto sono stati quelli delle regole che disciplinano l’uso di altoparlanti, banchetti in centro, affissione dei manifesti. Su questi potenti argomenti gli antagonisti del sindaco uscente hanno fatto coalizione e manifestazione, così da evocare una sceneggiatura semplice del tipo Biancaneve e i sette nani. Perché così, con niente fiato e argomenti al ribasso, la competizione diventa un pro forma. L’esito delle urne europee-localistiche è troppo incerto ed esplodente. Tutti quatti fermi e zitti, quindi. Quasi quasi mi vien da pensare (e lo scrivo) che finora l’unico soggetto che ha scatenato scompiglio e dibattito è stato estraneo – si fa per dire – alla gara: l’arcivescovo Luigi Negri con la sua lettera d’esortazione al clero di non prendere parte alla campagna elettorale, e ai cattolici di tenere bene in mente in cabina la difesa dei valori originari non negoziabili. Ovvero niet divorzio, niet aborto, niet coppie di fatto, niet coppie gay…
Pur ritenendo possibile un intervento del monsignore, pilastro di Cl, a piedi pari nella campagna elettorale, non immaginavo, oggi, di riconoscergli una genuina istigazione al confronto. Cosicché alla domanda della Nuova Ferrara “a quanta distanza si trova dalle posizioni dell’arcivescovo?”, gli otto hanno sguainato le loro strategie.
Perché la palla di queste comunali si gioca al centro, per di più cattolico, dove i consensi altalenano nell’incertezza, possono essere attenti alla lettera del pastore, andare al mare, far sorprese. Si capisce al volo, quindi, perché a un simile quesito il pd cattolico sociale Tagliani ha risposto che “non si gioca con le parole del vescovo”; l’uomo di Forza Italia Vittorio Anselmi ha ribattuto con “a zero chilometri” e la candidata grillina Ilaria Morghen ha risposto laicamente e ironicamente con “a 11,8 chilometri” (la distanza del suo posto di lavoro dall’arcivescovado). Gli esempi che ho pigliato sono tre e non otto, perché la sfida maggiore e l’eventuale ballottaggio hanno l’innesco precisamente qui.
Ma al di là della scossa talare, la campagna è appunto insipida, e questo deve far pensare. Ad esempio, la Morghen, dovrebbe fare fuoco e fiamme alla maniera di Beppe Grillo sulle questioni dell’ospedale di Cona, dove lei lavora come medico. L’unico scontro rumoroso di cui è stata protagonista la dottoressa-candidata è stato col suo collega di movimento, il sindaco di Comacchio Marco Fabbri su una frase programmatica sparita, riferita alle Case della Salute. Paradossale, vero?
Dal canto suo Anselmi di Forza Italia deve vedersela con le tante identità pulviscolari del centrodestra, ma ad oggi non è emerso come il più diretto a robusto anticomunista degli schieramenti (alla maniera di Berlusconi contro il Pd). Ha diversi fiati sul collo, Anselmi. Quello cattolico di Cl del giovane Francesco Fersini che nella sua lista coagula Nuovo Centro Destra, Ppi e Udc, al quale è stata rivolta la nostra domanda cattivissima “quante volte negli ultimi mesi ha salito lo scalone dell’arcivescovado?”. Risposta: “Mai stato”. Replica altrettanto cattivissima: “Male, non è che qualcun altro lo fa per lei?”.
Anselmi ha il fiato sul collo di Francesco Rendine con il suo Giustizia Onore e Libertà che sta giocando il tutto per tutto con l’attacchinaggio dei manifesti e il suo furgoncino personalizzato con conflitto della Morghen che lo vorrebbe veder multato. In posizione ortodossa coerente il radicale Mario Zamorani e Giuseppe Fornaro di Valori di Sinistra. Incognito il pronostico di Futuro Insieme che ha Marica Felloni come portabandiera, recentemente smarcata dal centrodestra. Infine Tagliani, che applica una strategia puntata al sottotraccia, attenzione alle uscite e alle espressioni.
Nel linguaggio del ferrarese Il Mestiere delle Armi il motto del primo cittadino uscente potrebbe essere in questo maggio 2014 “non prestare il fianco”, che fra medioevo e rinascimento era precisamente quello destro, non protetto dallo scudo.
Tagliani vulnerabile al centrodestra. La questione ritorna e conferma una partita tutta tecnica. Troppo tecnica. Chiudo col refrain: o temono chissà quali sorprese, oppure sanno già chi vince.
Stefano Scansani
s.scansani@lanuovaferrara.it
©RIPRODUZIONE RISERVATA
