Ancora in aula per aver interrotto i medici
Processo a due donne imputate, una minacciò i sanitari e disse: «Vi sbatto su YouTube e faccio vedere come non lavorate»
Ormai è destinato a diventare il precedente giudiziario, per altri fatti che sicuramente si registreranno negli ospedali: le proteste per le attese ai pronto soccorso. Il caso di cui parliamo è quello che venne denunciato nel luglio scorso, dai medici del Pronto soccorso di Cona, i quali mentre stavano tentando di salvare la vita di un ragazzo dovettero affrontare la moglie di un paziente che fece irruzione nei reparti dove stavano lavorando: la donna minacciò, armata di telefono, di filmare e pubblicare foto e video su You Tube per dimostrare quello che lei riteneva essere un disservizio dei sanitari. Oggi dopo quasi un anno, è la donna ad essere di nuovo sotto processo per aver interrotto il loro lavoro, un pubblico servizio: il caso, infatti, rimbalza di nuovo negli uffici giudiziari e avrà la sua conclusione davanti al giudice per le indagini preliminari, all’udienza del prossimo 22 maggio, quando la donna e un’altra signora che protestò, ma in modo meno veemente, saranno imputate e processate. Quella notte del 21 luglio scorso, i medici fecero il possibile - inutilmente -per salvare la vita di un ragazzo di 25 anni, Denis Magni, arrivato a Cona in fin di vita, quasi morto come lo era già l'altro giovane Giacomo Querzola, in un incidente stradale. Il «trauma team» (medici e infermieri specializzati) era concentrato nel rianimare il giovane, ma venne interrotto dalla donna che urlava: «Basta con questo servizio lento, io vi sbatto tutti su You Tube in modo che tutti vedano cosa succede al Pronto Soccorso di Cona». L'inchiesta venne aperta subito dopo i fatti di quella drammatica notte del luglio scorso: il Posto di polizia attivò le indagini su denuncia della direzione Sant'Anna e l’inchiesta accertò le posizioni delle due donne. La procura tuttavia ritenne non vi fossero elementi per sostenere il processo e chiese l’archiviazione. Archiviazione che il gip Bighetti bocciò su sollecitazione della stessa direzione sanitaria S.Anna, assistita dall’avvocato Marco Linguerri, e ordinò l’imputazione coatta, il processo. A questo punto, la procura decise per un decreto penale di condanna (epilogo giudiziario per reati minori) e fissò la pena, convertita in pecuniaria, a 3000 euro per le due imputate di interruzione di pubblico servizio. I legali delle due donne, tuttavia, hanno fatto opposizione al decreto penale di condanna e pertanto è stata fissata l’udienza preliminare davanti ad un nuovo gip, in cui le due donne e i loro legali si difenderanno contestando le accuse: hanno sempre sostenuto la loro estraneità alle accuse e che non vi fossero elementi tecnico-giudiziari per contestare questo tipo di reato: si trattava di legittime proteste, esasperate dalla attesa di ore e ore, e la ricostruzione dell’accusa - per le difese - non era condivisibile: «Noi abbiamo solo chiesto l’intervento dei medici, con l’esasperazione giustificata di quei momenti di pazienti in attesa da ore», ha sempre sottolineato Simona Maggiolini che assiste la signora Olga Petrova, la donna che l’accusa sostiene aver detto di mettere tutto su You Tube. Anche Saverio Stano, che assiste la signora Katia Bonora, ha dato una ricostruzione diversa al fatto: «La mia assistita si permise di chiedere conto della attesa di 7 ore, visto che il marito non era ancora stato visitato». La donna si limitò a bussare la porta e alla risposta ’se ne vada’ lo fece e aspettò. Per lei il legale ha anticipato che patteggerà la pena, per chiudere il caso che potrebbe diventare un precedente da massimario di giurisprudenza.
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