I periti chiedono di più, il giudice boccia la loro richiesta
Il crac Coopcostruttori è vicenda giudiziaria senza fine: il processo madre è pendente in appello, altre cause sono attivate in sede civile per il recupero delle provvisionali e per la richiesta...
Il crac Coopcostruttori è vicenda giudiziaria senza fine: il processo madre è pendente in appello, altre cause sono attivate in sede civile per il recupero delle provvisionali e per la richiesta danni attivate dai soci Carspac 2 nei confronti di Legacoop e banche. E non è ancora conclusa una delle vicende che più hanno fatto discutere nel processo per il crac, quella relativa alla causa intentata dai periti del tribunale, Massimo Montanari e Claudio Gandolfo, che eseguirono la perizia contabile su bilanci e numeri del crac. La causa si è conclusa in primo grado, e il giudice civile Angelo Cerulo ha rigettato il reclamo presentato dai due periti contro la decisione di liquidare la loro parcella con una somma di 150mila euro mentre gli stessi periti la ritenevano troppo bassa e chiedevano un compenso, a fronte dell’impegno professionale, tra i 350 e i 700mila euro. Il giudice Cerulo ha bocciato la loro richiesta e stabilito essere più che adeguato il compenso liquidato dal tribunale (che ordinò la perizia, il collegio Caruso, Attinà e Arcani) e lo ha spiegato con un provvedimento depositato nei mesi scorsi di cui si è avuta notizia solo ora. Nelle 14 pagine del provvedimento, il giudice Cerulo motiva la propria decisione e si sofferma sul punto in cui i due periti sottolineano la discordanza tra il compenso avuto e quello dei consulenti della procura, liquidati per un lavoro di oltre 5 anni, con una parcella di 600mila euro (da dividere in tre più due consulenti). Alla fine il giudice Cerulo scrive non esservi «alcuna discrepanza tra riconoscimento della complessità dell’incarico ai due periti e l’importo conclusivamente liquidato, in quanto il tribunale di Ferrara ha fatto buon governo dei principi del diritto». Il legale dei periti, l’avvocato Bregoli di Modena, ha tuttavia impugnato il provvedimento del giudice Cerulo e pertanto la questione è ancora pendente in appello.
