Bolletta rifiuti a rischio rincari
Il nuovo piano rifiuti della Regione prevede un rilancio della differenziata e una riduzione del prodotto da smaltire. La provincia prepara osservazioni. All’inceneritore ‘urbani’ solo dalla Regione
Come si fa a ridurre la produzione di rifiuti urbani di un quarto nel giro di sei anni, se negli ultimi dodici mesi, a dispetto di crisi e postumi del terremoto, si è registrato un aumento dell’1,7%? È la domanda che si stanno ponendo gli addetti ai lavori, sfogliando nervosamente il Piano regionale rifiuti adottato a febbraio dall’assemblea emiliano-romagnola. «Obiettivi molto ambiziosi» è la formula nella quale si rifugia l’assessore provinciale Giorgio Bellini, che ha il compito di formulare le osservazioni ferraresi (domani in giunta il via libera definitivo) e tradurre in azioni concrete le strategie delineate a Bologna. Il compito più arduo è senza dubbio la riduzione del 20-25% dei rifiuti urbani, «non riusciamo a capire come si possa ottenere se non applicando il principio della deassimilazione dei rifiuti prodotti dalle attività economiche, che diventerebbe così tutti speciali. Non ci sta bene, al di là del fatto che in questa maniera si perde il controllo della produzione totale - s’impunta Bellini - perché se tolgo i cassonetti dalla zona industriale calano sì i rifiuti urbani, ma non i costi di raccolta e pure la raccolta differenziata soffre».
L’altro obiettivo «molto ambizioso» al centro delle osservazioni del Castello, infatti, riguarda la differenziata e le sue conseguenze sulla bolletta di famiglie e imprese. Il Piano regionale prevede un dato medio, al 2020, del 70%, ma poiché il territorio emiliano-romagnolo è stato diviso in tre ambiti (montagna, pianura e capoluoghi-costa) con obiettivi diversi tra loro, a dover spingere sull’acceleratore saranno i ferraresi. Visto che la montagna sarà facilitata con un obiettivo del 60%, infatti, Ferrara, Comacchio e Goro si troveranno a dover centrare il 67% di Rd e tutto il resto della provincia, addirittura il 75%. Potrebbe non essere un problema per i comuni di Area, alcuni dei quali viaggiano già verso il 70%, ma Alto Ferrarese e Argentano rischiano di trovarsi con l’acqua alla gola e la stessa Ferrara di pagare con incrementi tariffari elevati il “salto” dall’attuale 54% al nuovo obiettivo. Anche perché la Regione punta tutto sul costoso porta a porta totale. «Gran parte del nostro territorio, dall’Argentano al capoluogo, sono troppo ampi per essere serviti assiduamente dal porta a porta, i costi sarebbero enormi - è il ragionamento di Bellini - Per questo stiamo studiando assieme a Hera, Soelia e Cmv delle soluzioni diverse, tipo i cassonetti con chiave elettronica per l’indifferenziato (a Poggio stanno funzionando), le isole urbane o la raccolta di carta e organico fuori mura. Speriamo che la Regione accolga queste proposte».
Il Piano, che dovrebbe essere approvato al massimo entro il 2014, prevede come noto l’estensione dell’ambito per i rifiuti urbani a tutta la regione, e di conseguenza consentire all’inceneritore di Ferrara di smaltire anche i rsu di Bologna o Rimini, ma non del resto d’Italia. A fine periodo gli inceneritori resteranno sette.
Stefano Ciervo
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