La Nuova Ferrara

Ferrara

verdetto il 4 giugno

L’accusa chiede 14 mesi per il prete per abusi su bimbo

L’accusa chiede 14 mesi per il prete per abusi su bimbo

E’ giunto alla fine il processo che vede imputato un prete 60enne di Ferrara accusato di molestia su un bimbo di 3 anni, il figlio dell’uomo, un serbo che ospitava in casa propria con la famiglia....

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E’ giunto alla fine il processo che vede imputato un prete 60enne di Ferrara accusato di molestia su un bimbo di 3 anni, il figlio dell’uomo, un serbo che ospitava in casa propria con la famiglia. Ieri davanti al gup Silvia Marini, il pm Ciro Alberto Savino ha concluso la requisitoria sintetizzando la vicenda con la richiesta di una condanna a 1 anno e 2 mesi, visti la lieve entità del fatto, un episodio di molestie sessuale, e lo sconto del rito abbreviato che consente la riduzione di pena. Quindi la difesa del sacerdote sostenuta dall’avvocato Claudio Maruzzi (l’udienza si svolge a porte chiuse e non è possibile assistere) ha dato una lettura opposta a quella dell’accusa, «ritenendo di aver offerto elementi decisivi a sostegno non solo della innocenza del mio assistito ma anche sul fatto che l'accusa sia frutto di una ignobile montatura allo scopo di distruggerne la reputazione...». Accusa che secondo il legale è «vera e propria calunnia costruita a "stato avanzamento lavori", dopo che si era capito che il sacerdote aveva coraggiosamente deciso di reagire alle continue richieste di denaro e di intestare loro l'appartamento». Il processo ruota attorno alla presenza del prete alla festa di compleanno del bimbo, ad una tale ora, come dimostrano alcune foto prodotte dallo stesso padre. Fotografie che la difesa sottolinea aver «smontato», con una perizia di parte, che indica, secondo luminosità del sole ed ombre, che non si può sostenere che le foto siano state scattate alle 17 (poco prima della presunta molestia), in quanto erano le 19 secondo il tecnico Nicola Bortolotti, che ha redatto l’atto acquisito ieri in corsa dal giudice Marini. L’avvocato Montalto ha ribadito, dal suo punto di vista che «l’imputazione è chiara e diretta e supportata da testimonianze che hanno avuto elementi di riscontro anche nelle foto prodotte. L’imputazione parallela nei confronti del mio assistito (il processo per estorsione, deciso dal giudice, Piera Tassoni) al momento è pendente in quanto la procura ha fatto ricorso».

E’ proprio così: il pm Savino che aveva chiesto l’archiviazione per il procedimento parallelo, istruito a ruoli invertiti, col sacerdote vittima di ricatti dal serbo: ipotesi che il pm aveva ritenuto non sussistenti e dunque aveva chiesto l’archiviazione. Il giudice Tassoni all’udienza ad hoc aveva ritenuto vi fossero elementi per il confronto processuale e aveva ordinato l’imputazione per quei ricatti (presunti) sul prete. Contro la decisione del giudice, il pm Savino ha fatto ricorso in Cassazione. Invece, la sentenza per il processo di molestie del prete sul bimbo è attesa il 4 giugno.