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«Non siamo truffatori, ma danneggiati»

«Non siamo truffatori, ma danneggiati»

La società che aveva in gestione in Bagno Montecarlo a Lido Spina si fa forte di una sentenza del tribunale civile

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LIDO SPINA. «Macchè truffatori, siamo noi i danneggiati. E c’è una sentenza del tribunale civile di Ferrara che intima al proprietario di restituirci la gestione del Bagno». È amareggiato Franco Soldini, del Gruppo Gea Multiservice, la società che aveva in gestione il Bagno Montecarlo di Lido Spina, che rigetta ogni ogni accusa.

La sentenza 511 emessa dallo stesso tribunale accoglie la richiesta dell’ex gestore del bagno di rientrare in possesso della conduzione dello stabilimento balneare, già affittuaria dell’azienda con regolare contratto stipulato esattamente un anno prima. Il giudice civile pertanto ordina ai proprietari del bagno di reintegrare il gruppo Gea Multiservice nella detenzione del bagno, in forza del contratto triennale sottoscritto dalle parti. Non solo, perché la sentenza mette in luce che «la società ricorrente ha esposto di aver vanamente richiesto all’affittante una dilazione dei termini di pagamento del canone annuo di 25mila euro, dilazione negata dalla parte resistente, e di avere scoperto, nel gennaio 2014, che la società resistente aveva impedito, alla società ricorrente l’ingresso nei locali, apponendo sigilli e lucchetti». A rafforzare il dispositivo della sentenza, entra in ballo anche la fatidica data del 23 dicembre, quella in cui i titolari del Bagno asserivano che fosse avvenuta la fuga dei gestori, perché alle 9.28 del mattino risulta che Diego Soldini (figlio del detentore) abbia effettuato un’operazione di cambio assegni, con tanto di sottoscrizione in calce, nella filiale di Viterbo della Banca Popolare della Puglia e della Basilicata e non potesse dunque trovarsi al Lido di Spina alle 7. Nel braccio di ferro tra la parte ricorrente (ex-gestore) e quella resistente (proprietario del bagno Montecarlo) viene tirato in ballo anche un carteggio tra le parti, dal quale si evince la volontà del gestore, a fronte degli investimenti compiuti, di proseguire nella conduzione dello stabilimento balneare, beneficiando di un differimento del pagamento del canone.

Il giudice civile adduce «la spoliazione violenta, una lesione della detenzione compiuta contro la volontà del detentore», come fondamento della sua sentenza. Soldini annuncia che si stanno predisponendo le procedure perché la sentenza del tribunale venga applicata, in quanto il proprietario non ha provveduto alla restituzione del Bagno.