Godzilla ha sessant’anni e purtroppo li dimostra tutti
GIAN PIETRO ZERBINI. Godzilla ha sessant'anni e li dimosta tutti. Anche nell'era del 3D e degli effetti speciali sovradimensionati, il kaijù più famoso del mondo non cambia copione e continua a...
GIAN PIETRO ZERBINI. Godzilla ha sessant'anni e li dimosta tutti. Anche nell'era del 3D e degli effetti speciali sovradimensionati, il kaijù più famoso del mondo non cambia copione e continua a seminare morte, distruzione e tsunami in perfetto stile apocalittico. La lotta contro quell'esserino di 20mila tonnellate per 50 metri d'altezza racchiude il perenne senso di sfida giapponese verso i mostri misteriosi, la minaccia da sconfiggere tipica del backgroud americano e l'universale senso di impotenza nei confronti di forze più grandi della natura. Controllo e manipolazione delle radiazioni atomiche che ricorda certi nemici dei supereroi della Marvel; raggio radioattivo che non farebbe una piega nemmeno di fronte alla famosa spada laser di Darth Fener in “Guerra Stellari”; alito atomico da far invidia a “Superciuk”, ondata nucleare da fine del mondo, senza dimenticare le scaglie di resistenza adamantina. Unico neo la vulnerabilità all'elettricità. Alabarda spaziale a parte, sembrano le caratteristiche di Goldrake, ma sono quelle di Godzilla al cui attivo, con l'ultimo lavoro di Gareth Edwars, ha una trentina di versioni cinematografiche più o meno inedite in Italia. Questa volta c'è una variegata fauna umana, armata fino ai denti, a fare da contorno con attori di prima grandezza da Ken Watanabe al premio Oscar Juliette Binoche, per un altro film catastrofico dove non poteva mancare la simbolica e ultra sfruttata mutilazione della Statua della Libertà, che fa venire sempre alla mente l’originale finale del “Pianeta delle scimmie”. Brutta copia del film datato 1998 di Roland Emmerich, incontrastato regista principe delle sciagure planetarie, in questo Godzilla 30 alla fine quel che manca è proprio la fantasia.
